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Il retroscena Bearman: "Ho convinto Ferrari a puntare su di me”

Pubblicato il 23 aprile 2026, 13:52
Diciotto anni, una chiamata improvvisa in Formula 1 e un obiettivo che non ha mai cambiato direzione: la Ferrari. Il percorso di Oliver Bearman è già una storia di fiducia concessa prima ancora che fosse “pronto” sulla carta. E lui lo riconosce senza giri di parole. “È ovviamente il mio obiettivo, soprattutto considerando la fiducia che mi hanno dato”, racconta al podcast Up to Speed. Una fiducia costruita nel tempo, dentro la struttura della Ferrari Driver Academy, che lo ha accompagnato dalla Formula 3 fino al grande salto.
La chiamata che cambia tutto
Il momento che lo ha proiettato sotto i riflettori è arrivato quando Carlos Sainz non era disponibile. Una situazione in cui, sulla carta, la scelta più logica sarebbe stata puntare sull’esperienza. Invece la decisione è stata diversa. “Avevano altri piloti di riserva più esperti, ma hanno deciso di puntare su un 18enne, e per fortuna ha funzionato”, spiega Bearman. Un segnale forte, che per lui ha un significato preciso: “Mi hanno dato una fiducia enorme fin dall’inizio”.
Il test decisivo prima ancora della F1
Il rapporto con Ferrari, però, non è nato con un contratto firmato. Anzi. Bearman ricorda un passaggio quasi da casting sportivo, molto lontano dall’immaginario classico della Formula 1. “Sono andato a quel camp e ho dovuto convincerli a prendermi, perché cercavano piloti di kart, non di Formula 4”, racconta. E alla domanda su cosa abbia fatto per convincerli, la risposta è più umana che costruita: “Ero molto nervoso durante l’incontro con loro. Poi siamo andati in pista e ho mostrato davvero cosa ero in grado di fare. È stato quello il punto. È un po’ come lo scouting nel calcio: ti vedono direttamente in azione”.
Ferrari nel futuro, ma senza illusioni
Il sogno resta chiarissimo: Maranello. Ma Bearman non si nasconde dietro facili accelerazioni. “Spero un giorno di indossare la tuta Ferrari e correre per loro, ma so che è un percorso lungo. Devo dimostrare di essere capace di guidare per Ferrari”, dice con lucidità. E aggiunge un passaggio che fotografa bene il livello del salto: “La pressione in un top team è ovviamente molto più alta”.
Nel frattempo, il percorso passa da Haas. Un ambiente meno esposto, ma fondamentale per crescere senza scorciatoie. “Continuare a lavorare con Haas è davvero divertente, sto imparando tantissimo”, spiega Bearman. Ed è proprio questo il punto: accumulare esperienza vera, non solo chilometri.
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