Da idoli a rivali: i 4 piloti di riferimento per Norris

Norris svela i suoi quattro piloti preferiti: tra idoli d’infanzia e rivali, una lista che racconta la sua crescita in Formula 1
Da idoli a rivali: i 4 piloti di riferimento per Norris
© Getty Images

Debora FigoliDebora Figoli

Pubblicato il 8 aprile 2026, 13:45

In totale sono 35 ad aver ottenuto il titolo di campione nella massima serie e l'ultimo ad aggiungersi a questa élite è Lando Norris, che nella stagione attuale ha deciso di celebrare quanto più possibile il suo traguardo correndo con il numero 1: un vantaggio concesso, ovviamente, solo a coloro che hanno conquistato il titolo. Un simbolo pesante, che non rappresenta solo una vittoria ma un ingresso ufficiale in una cerchia ristretta, quella dei nomi destinati a restare.

Un pilota divisivo e moderno

Lando Norris, da quando è entrato come titolare, è sempre stato un pilota divisivo. Non solo per le sue azioni in pista, ma anche per il suo approccio al mondo del motorsport e la capacità di trasmettere alcuni messaggi mai toccati prima del suo arrivo. 

Tanti dei suoi colleghi, se dovessero rispondere alla domanda sul proprio pilota preferito, direbbero Ayrton Senna: una leggenda della Formula 1 che ha segnato lo sport e intere generazioni. Eppure c’è un paradosso evidente: la maggior parte dei piloti della nuova scuola non lo ha mai visto correre dal vivo. Non erano nemmeno nati prima della scomparsa del tre volte campione del mondo brasiliano.

Questo, ovviamente, non diminuisce l'influenza del pilota e del personaggio che è stato Ayrton. Ma alla domanda su chi siano i quattro piloti preferiti di Lando Norris, il nome del brasiliano non compare, nonostante il suo passato vincente proprio con McLaren. Una scelta che racconta molto più di quanto sembri: Norris guarda a ciò che ha vissuto, non solo a ciò che ha studiato.

Le origini che accomunano i primi due nomi

I primi due nomi che Norris mette in cima alla lista sono due britannici. Entrambi campioni del mondo ed entrambi con un’esperienza professionale con il team papaya. Si tratta di Jenson Button - campione del mondo 2009 con Brawn GP - e Lewis Hamilton - 7 volte campione del mondo, 1 con McLaren e 6 in Mercedes. "Sono i piloti che guardavo da bambino, quelli per cui facevo il tifo e che mi hanno ispirato quando ero piccolo. Quindi, due britannici, due piloti incredibili, due piloti McLaren. Sì, due dei miei preferiti" così si è espresso in un video pubblicato sui canali social ufficiali di McLaren.

Due esempi vissuti da vicino

Il terzo e quarto posto, invece, Norris li dedica a due piloti che non ha vissuto solo da spettatore e da tifoso, ma anche da rivale.
"Quindi al terzo posto direi probabilmente Sebastian Vettel. Anche perché è una persona splendida, davvero un bravo ragazzo. Quando stavo crescendo, quando iniziavo davvero a correre, lui vinceva i suoi titoli con la Red Bull. Quindi per me vedere tutto questo, viverlo… era un pilota appassionato, sempre molto stiloso con i caschi e tutto il resto. Era diverso, per me, in quel senso. E quindi è il numero tre della mia lista".

Alonso, il riferimento più diretto

Il quarto posto è tutto per un pilota che ancora oggi ha qualcosa da insegnare con i suoi più di 20 anni in pista. Si tratta del neo papà Fernando Alonso. Un pilota con il quale Norris ha condiviso anche il box: nel periodo di militanza da terzo pilota, Fernando era titolare in McLaren, dunque il pilota che il campione del mondo inglese probabilmente ha vissuto più da vicino e dal quale ha imparato di più. "Anche lui uno che guardavo da piccolo, uno che ho vissuto nei miei primi anni in McLaren, quando correva ancora lì. Ha una bella personalità, è una persona adorabile. Vado molto d’accordo con lui, è davvero un bravo ragazzo".

Una lista che racconta una generazione

Più che una semplice classifica, quella di Norris è una fotografia della sua crescita: idoli d’infanzia, riferimenti concreti e figure incontrate lungo il percorso. Nessuna scelta nostalgica, nessun nome “obbligato”. Solo esperienze dirette, vissute in prima persona. Ed è proprio qui che si vede la differenza: il passato conta, ma per Norris il presente - e ciò che lo ha formato davvero - pesa molto di più.

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