F1 2026, guida ai test di Barcellona: imperativo affidabilità

A Barcellona, proprio come 12 anni fa a Jerez, comincia una nuova era: Pu al centro dell'attenzione nei primi test
F1 2026, guida ai test di Barcellona: imperativo affidabilità

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 26 gennaio 2026, 09:01

Dodici anni, in F1, assomigliano ad un'era geologica. Tanti ne sono passati dal 2014, anno di una rivoluzione regolamentare paragonabile a questa: macchine e motori nuovi, tutto da scoprire. E sempre dalla Spagna si comincerà a scoprire: all'epoca a Jerez, in Andalusia; stavolta a Barcellona, in Catalogna.

Motori al centro dell'attenzione

Dato il periodo, la Spagna ed il suo clima mite sono la migliore località, in Europa, per andare a caccia di chilometri. Perché sarà questo, l'unico vero imperativo della trasferta catalana: girare il più possibile. Sono macchine nuove con motori nuovi, e saranno questi ultimi ad essere veramente al centro dell'attenzione. C'è da scoprirli, sgrezzarli, valutarli sul piano della tenuta e poi prendervi dimestichezza nelle modalità di utilizzo, aspetto tutt'altro che secondario, secondo tecnici e piloti, in vista della competizione che si scatenerà a partire da Melbourne. I software di gestione, una volta valutata la resistenza di architettura ed hardware, saranno prioritari all'attenzione dei tecnici: la vera ricerca sul campo comincia adesso e c'è poco tempo, se è vero che il primo congelamento di questi propulsori arriverà subito nella prima settimana di marzo, alla vigilia dell'Australia. A Jerez, nel 2014, i problemi furono molteplici: non tutti riuscirono a far funzionare tutto e subito, un qualcosa che può essere un grande vantaggio o un grande svantaggio: mettere insieme chilometri significa avere soprattutto più dati a disposizione, vitale in un processo di sviluppo all'alba di un ciclo tecnico.

 

 

Sviluppi da subito

A Barcellona la pista è opzionata per cinque giorni (da lunedì a venerdì 30 gennaio), ma solo in tre di questi cinque giorni ogni scuderia può girare. Ogni team può scegliere a piacimento in quale delle tre giornate girare, ma solo in quelle potrà lavorare: in tutto dunque, considerando le successive sessioni di test in Bahrain (dall'11 al 13 febbraio, poi ancora dal 18 al 20), i giorni di prova a disposizione per ogni team saranno nove. Quasi tutti, tranne qualche eccezione (come ad esempio McLaren), porteranno novità nel corso dei test: facile supporre che il poco visto finora tra i vari shakedown, siano solo versioni base di vetture che andranno presto ad evolvere. La Ferrari, ad esempio, non ha nascosto di avere nella SF-26 vista all'opera a Fiorano una semplice "versione A" destinata a cambiare in fretta. L'aerodinamica, per quasi tutti, è ad un primo stadio: come detto l'imperativo è conoscere innanzitutto i motori, poi si passerà ad una seconda fase di studio di queste nuove vetture, meno dedicata alle power unit e più incentrata su meccanica ed aerodinamica della monoposto, senza dimenticare le gomme, nuove e per questo da scoprire.

Data l'esigenza di fare chilometri, nessuno andrà alla caccia di prestazioni. L'affidabilità è vitale perché, oltre a dare le prime rassicurazioni sui progetti, consente come già detto di mettere insieme i primi, fondamentali riferimenti da gettare poi nel processo evolutivo della vettura. Le cinque giornate spagnole, avvolte dalla segretezza, andranno poi filtrate in base a cosa emergerà: notizie ed info da prendere con le pinze, voci da soppesare, tanta pazienza da portare. Ne servirà ancora un po', prima di poter ammirare, finalmente e tutte insieme, le nuove F1 2026.

 

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