Non "rendering" l'idea: se la F1 gioca a nascondino

Le scuderie fanno di tutto per nascondersi, in un presente che nulla ha a che vedere con le presentazioni di una volta: l'idea del nascondino ormai dilaga
Non "rendering" l'idea: se la F1 gioca a nascondino

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 22 gennaio 2026, 12:08

Probabilmente non esiste bambino, sulla faccia della terra, che non abbia mai giocato a nascondino. Varianti diverse a seconda del luogo, che sia il cercatore a dover scovare tutti gli altri oppure che sia il singolo a doversi nascondere dal resto del gruppo, ma il succo è quello: trovare chi si nasconde, o al più non farsi trovare da chi ti cerca.

 

 

Le differenze con l'era dei test liberi

La caccia alle F1 2026 rispecchia più la prima: un solo cercatore, il pubblico, alla ricerca di queste nuove monoposto che più interesse suscitano, più stanno nascoste alla vista degli appassionati. Sono le logiche, un po' strambe, della F1 moderna, un presente in cui la vesta definitiva della macchina si prova a conservarla nell'anonimato il più a lungo possibile. Scelte comunque comprensibili dal punto di vista degli ingegneri, tanto attenti a non svelare le carte, con il risultato che nel letargo invernale (molto breve) il tifoso deve accontentarsi di fire-up, annunci del nome e "rendering" che della macchina dicono poco, se non linee molto generali. Chi più chi meno, ovviamente: c'è chi non ha svelato altro che la livrea, chi ha messo sul piatto qualche soluzione in più, con la promessa e la premessa che la macchina che affronterà la prima gara sarà, nella maggior parte dei casi, diversa da quella che abbiamo visto nelle prime immagini digitalizzate (dove, peraltro, si possono anche nascondere certe soluzioni).

 

 

Prima, quando le scuderie potevano girare nei test privati, non c'era tutta questa segretezza: lo sviluppo era un processo continuo per tutto l'inverno (all'epoca ben più lungo), e pazienza se saltava fuori qualcosa: era troppo importante girare. Oggi, invece, paradossalmente è il contrario: siccome lo sviluppo prosegue tra galleria, CFD e simulatore fino al primo test, tenere segreta una soluzione significa dare meno tempo possibile alla concorrenza, che invece nell'epoca delle prove private avrebbe potuto replicare e testare in fretta una componente "copiata": non c'erano limiti di spesa, ed il pezzo lo si poteva provare in poco tempo. Oggi, invece, un pezzo "copiato" lo potrai provare solo nel corso della stagione, ovvero in una sessione di libere in un weekend di gara: e dunque, ogni scelta tecnica, ogni team vede di tenersela per sé fino a quando può.

 

 

Oggi al centro delle "presentazioni" non ci sono più le auto

Chi si è gettato in una presentazione in loco, come Red Bull o Audi, lo ha fatto per mere ragioni di sponsor: in un caso c'era il motore Ford da mettere in bella mostra (tant'è che l'evento è andato in scena proprio a casa Ford, a Detroit), nell'altro la prima uscita ufficiale del team Audi che non poteva essere limitata al lancio di quattro foto fittizie. Oggi, nelle presentazioni, al centro ci sono prevalentemente piloti, team principal, tecnici e livree; non le macchine, che una volta (magari non in versione definitiva) erano comunque l'oggetto principale dell'evento. Tra gli addetti ai lavori più attempati, ci si ricorda con piacere e nostalgia anche l'altro versante delle presentazioni "reali", quando ogni team ti invitava al lancio di una nuova vettura: il contorno era il convivio, un banchetto, un rinfresco tra una pizzetta ed un bicchiere pieno di bollicine, ideale per rivedersi dopo il letargo invernale.

 

 

Tra modernità e tradizione

E' la F1 che cambia, sono i tempi che cambiano. Tocca accettarlo e portare pazienza, buttando giù anche il boccone amaro della prima sessione di test a porte chiuse, col rischio di dover attendere addirittura la terza, a Sakhir, prima di avere una copertura televisiva completa dei test. Il non voler "rendering" l'idea è un vizio moderno, il nascondino invece è un gioco universale e senza tempo: in un caso c'è la "volontà" di nascondersi, nell'altro la "necessità" di nascondersi per lo scopo del gioco. E l'atto del nascondersi è l'unico punto di contatto, tra il malvezzo della F1 di oggi e lo svago della tradizione.

 

 

 

 

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