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F1 2026, ansie e speranze: Alpine

Pubblicato il 13 gennaio 2026, 12:58 (Aggiornato il 13 gennaio 2026, 13:09)
Le ansie: e se fosse la solita vecchia storia?
Il timore del ritorno del sempre uguale cui abbiamo appena accennato è il più grosso spauracchio di una scuderia che, se le cose dovessero andare di nuovo male, perderebbe quel barlume di credibilità che le è rimasto. Una decina d'anni fa, quando Renault riprese il controllo del team dopo la parentesi Lotus, l'allora team principal Cyril Abiteboul (oggi felicemente in Hyundai, diviso tra WRC e WEC) aveva promesso una squadra da titolo entro cinque anni: era il 2016 e nel frattempo di anni ne sono passati dieci. Abiteboul non c'è più da un pezzo, ma ad Enstone persistono le promesse non mantenute e la sensazione generale di una disorganizzazione diffusa: perché nel frattempo siamo alla terza grande rivoluzione regolamentare (2017, 2022 e appunto 2026) vissuta dalla Renault/Alpine che è un po' l'ultima chiamata per il team.
Le voci di vendita non si placano, anche se per ora a garantire la permanenza c'è un conto molto semplice da fare: la F1 continua ad espandersi e ad arricchirsi, i team non hanno mai registrato valori così alti sul mercato ed esserci, di per sé, è già un successo, anche per chi ai vertici guarda solo il lato economico della faccenda. Certo che una spinta dai risultati sportivi sarebbe gradita: optando per il motore Mercedes la scuderia francese si è tolta un altro alibi, quello del ritardo prestazionale della vecchia Pu Renault; dunque ora serve una risposta per onorare il "sacrificio". Altro dubbio, è aver fatto la scelta giusta sui piloti: passi per Gasly, garante di prestazioni e continuità (anche se forse non reggerebbe un'altra stagione nell'anonimato), ma sarà Colapinto il grande osservato. Con Tsunoda nella panchina Red Bull e Fornaroli a piedi nonostante i titoli di F3 e F2, Briatore potrebbe anche già sapere dove andare a pescare.
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