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Tsunoda sull'addio Red Bull: "L'ho saputo dopo il Qatar"

Pubblicato il 5 dicembre 2025, 15:46
Non è solo l’ultimo weekend della stagione 2025: è anche l’ultima gara di Yuki Tsunoda in Formula 1, almeno per ora. Il pilota giapponese ha infatti ricevuto il benservito da Red Bull, che ha deciso di puntare su Isack Hadjar accanto a Max Verstappen e su Arvid Lindblad al fianco di Liam Lawson in RB. Per Tsunoda, che aveva debuttato nel 2021, cinque stagioni dopo è arrivato un taglio netto, rapido, senza troppi fronzoli. Un commiato che sa di occasione sfumata, ma anche di un ciclo che, prima o poi, era destinato a chiudersi.
i’m not finished yet.
— 角田裕毅/Yuki Tsunoda (@yukitsunoda07) December 3, 2025
Finding out I won’t have a race seat in 2026 was incredibly tough, but I’m determined to work harder than ever with Red Bull as test and reserve driver to develop with the team, and prove I deserve a place on the grid. Life’s full of setbacks, and this is… pic.twitter.com/oVxeZF4qCf
La notizia dopo il Qatar
"L'ho saputo dopo la gara in Qatar. Ovviamente, sono rimasto deluso. È dura", racconta durante il media day del giovedì ad Abu Dhabi. Parole che arrivano dritte, senza bisogno di interpretazioni. "Allo stesso tempo, non mi rendo ancora conto o non mi rendo conto appieno che non correrò l'anno prossimo. È sorprendente che la mattina dopo stessi bene, pensavo ad Abu Dhabi. Non è l'ideale".
Un annuncio improvviso, senza margini per respirare davvero la situazione. Tsunoda non ha avuto tempo di metabolizzare: c’era subito Yas Marina da affrontare e un’ultima gara da correre con la testa più piena di pensieri che di strategie. "Quello che devo fare qui è esattamente lo stesso che cercavo di fare in Qatar. Essere il più competitivo possibile e, idealmente, aiutare Max e arrivare il più in alto possibile per me e per la squadra".
Una stagione da montagne russe
La stagione di Yuki ha iniziato a scricchiolare dopo la grande chance concessa in Red Bull, una promozione arrivata tardi e non semplice da gestire. Il debutto in squadra madre nel suo Giappone: una fiaba che però non ha trovato il lieto fine. Lasciare la Racing Bulls – la sua casa per quattro anni – per salire sulla nave capitanata da Verstappen non è stato un passaggio morbido.
"Non sto dicendo di non avere alcun rimpianto. Mi manca la vettura della Racing Bulls, quella parte della vettura che ho sviluppato da quando sono entrati in vigore i regolamenti. C'è del mio DNA lì dentro e butti via la tua creatura. Quindi, mi è mancata e in un certo senso me ne pento". Un’ammissione nuda e cruda, che racconta di quanto complesso sia subentrare in corsa su una monoposto modellata su un altro pilota. "Sono piuttosto soddisfatto. Sono arrivato a metà stagione, lui ha guidato questa macchina per quattro anni, ed essere così vicino è una situazione un po' diversa rispetto a quella di molti piloti che guidavano qui prima".
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