Laura Villars esclusivo: il futuro della FIA è dei giovani

Giovane pilota e candidata FIA, Laura Villars punta su trasparenza e innovazione per rivoluzionare il motorsport e non è sola: dietro di lei si prepara un'equipe di esperti

Laura Villars esclusivo: il futuro della FIA è dei giovani

Ilaria ToscanoIlaria Toscano

Pubblicato il 1 ottobre 2025, 11:04

Giovane, talentuosa e determinata: a soli 28 anni, Laura Villars punta al vertice del motorsport. Pilota e oggi candidata alla presidenza della FIA, è la prima donna e la più giovane nella storia dell’organizzazione a correre per questo ruolo.

Con un team di esperti al suo fianco, porta avanti un programma fondato su innovazione, trasparenza e inclusività, con l’obiettivo di aprire una nuova era per la Federazione.

Laura Villars ci ha parlato della sua visione, delle sfide che la attendono e del futuro del motorsport.

Ascoltarla significa percepire l’energia di una nuova generazione che non teme di mettersi in gioco. La sua voce è quella di chi conosce la pista, ma anche le difficoltà di chi sogna di arrivarci.

La sua visione di una FIA più moderna, sostenibile e inclusiva è ambiziosa, ma nasce da un’autentica passione per il motorsport e per le persone che lo vivono ogni giorno. Al di là dell’età o del genere, ciò che colpisce è la lucidità con cui guarda al futuro: una convinzione profonda che il cambiamento non solo sia possibile, ma necessario. Qualunque sarà l’esito delle elezioni, il suo messaggio è già arrivato forte e chiaro: il futuro delle corse automobilistiche non può che essere fatto di innovazione, diversità e fiducia nelle nuove generazioni.

Lei è la prima donna e la più giovane candidata nella storia della FIA: come intende trasformare queste “novità” in un vantaggio reale per il mondo del motorsport?

Il mio vero vantaggio è proprio quello di essere giovane: rappresento la voce di una nuova generazione. Inoltre, sono una pilota, quindi conosco bene le esigenze e la prospettiva di chi corre.

I piloti possono condividere con me le loro idee e proposte su ciò che accade all’interno della FIA.

Tutto questo fa parte della nuova visione che vogliamo portare avanti. È un vantaggio importante, perché ricordiamoci che la FIA è la più antica organizzazione sportiva, fondata nel 1904, e molte delle sue strutture sono ormai datate. Portare una prospettiva più giovane è fondamentale, e credo che questo fosse proprio il momento giusto per farlo.

Ovviamente, nel mio team ci sono anche persone più esperte (Laura Villars preferisce non rivelare i nomi per il momento, ndr), quindi abbiamo un equilibrio tra esperienza e innovazione: condividiamo le idee e lavoriamo insieme. È importante avere un po’ di tutto, ma anche un volto nuovo e giovane che rappresenti il cambiamento.

Uno dei suoi punti centrali è la trasparenza e la democrazia nella governance FIA. Può farci un esempio concreto di misura che implementerebbe subito?

Oggi la FIA, vista dall’esterno, appare un po’ chiusa e opaca. La prima cosa che farei sarebbe istituire un Audit Committee, eletto dall’Assemblea Generale, per garantire maggiore trasparenza.

Vorrei anche creare una sorta di Public Dashboard of Societies, cioè una piattaforma pubblica accessibile a tutti i club membri della FIA, dove possano consultare le informazioni principali. Sarebbe un primo passo concreto verso una maggiore apertura e responsabilità.

La passione per le corse

Lei è una pilota, come è nata la passione per il motorsport?

Ho iniziato a guidare per la prima volta a 14 anni. Mio padre mi portava spesso sui circuiti: era appassionatissimo e correva anche lui. Un giorno gli dissi che volevo provare anch’io. Mi rispose che ero troppo giovane, ma poi mi lasciò guidare comunque poiché in quel momento non c’era nessuno a guardare: eravamo al Mugello, in Italia.

Ho preso la macchina, una GT, ho fatto qualche giro e me ne sono subito innamorata. Da lì ho iniziato a fare test in Formula 4 e anche in GT, tutto è cominciato intorno ai 14-15 anni.

Quindi suo padre era già un pilota?

Sì, ma ha iniziato tardi, perché come sai correre costa molto. Da giovane non aveva il budget, quindi ha cominciato solo dopo aver lavorato e messo da parte qualcosa. Io andavo con lui fin da quando avevo cinque o sei anni, e quando ho avuto l’età giusta, mi ha finalmente fatto provare a guidare.

Dalla parte dei giovani piloti

Lei ha corso in varie categorie (F4, Ferrari Challenge, Ligier JS P4) e conosce le difficoltà che i giovani affrontano, anche economiche. Quali misure concrete applicherà per ridurre la barriera economica all’ingresso nei livelli più alti dello sport?

Sì, purtroppo molti giovani talentuosi devono fermarsi a metà stagione per mancanza di fondi. Se rompi qualcosa sulla macchina, devi pagarlo subito, e i costi sono altissimi.

Se sarò eletta presidente della FIA, una delle prime cose che farò sarà creare un fondo dedicato ai giovani talenti, un piccolo fondo per finanziare i piloti più promettenti.

Ogni anno selezioneremmo circa 25 talenti da tutto il mondo, basandoci sul merito e non sul budget. L’idea è permettere loro di proseguire il percorso dal karting fino alla Formula 1, passando per Formula 4, Formula 3 e Formula 2.

La FIA ha già istituito una FIA University per ingegneri e professionisti del settore, ma manca qualcosa di simile per i piloti. Vorrei creare un’accademia anche per loro, aperta sia a uomini che donne.

Per le ragazze esistono già programmi come Girls on Track e Rising Star, ma bisognerebbe rafforzarli con più sponsor e ampliare la filiera, perché al momento la F1 Academy arriva solo fino alla Formula 4. Serve dare anche alle donne la possibilità di proseguire verso Formula 3 e Formula 2, come fanno gli uomini.

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