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Crashgate 2008 a udienza: Massa chiede 70 milioni, Ecclestone contesta la prova

Pubblicato il 25 settembre 2025, 15:09
Il 28 ottobre, presso l’Alta Corte di Londra, ci sarà un passaggio decisivo nella battaglia che Felipe Massa conduce da tempo contro i fatti che, nel 2008, lo privarono del titolo mondiale Piloti.
Sull’episodio divenuto celebre come Crashgate - la richiesta durante il GP di Singapore del muretto Renault, allora diretto da Briatore, all’indirizzo di Piquet Jr di finire fuori pista di proposito causando una Safety Car dalla quale avrebbe tratto vantaggio Alonso - nel 2023 è arrivata una dichiarazione che, col senno di poi, è considerata tra le prove rilevanti verso la decisione che prenderà la giustizia britannica a fine ottobre.
Ovvero, le parole di Ecclestone, intervistato nel marzo 2023 da F1-Insider, sulla scelta da parte di F1 e FIA di non intervenire e cancellare i risultato del GP di Singapore 2008, quello del Crashgate.
Cosa disse Ecclestone nel 2023
“(...) Max Mosley ed io siamo stati informati durante la stagione 2008 di quanto era accaduto nella gara di Singapore.
Avevamo abbastanza informazioni da indagare sulla vicenda. Secondo gli statuti, in quelle condizioni avremmo dovuto cancellare la gara e questo avrebbe voluto dire che non sarebbe mai avvenuta per la classifica iridata. Massa sarebbe diventato campione e non Hamilton.
(...) Decidemmo di non fare nulla, volevamo proteggere lo sport e salvarlo da un enorme scandalo”, le parole riportate dal giornale tedesco al tempo.
Ecclestone: impossibile cancellare quella gara
Un’intervista che è stata ammessa dall’Alta Corte di Londra nel giudizio che si terrà il 28 ottobre, che vede Felipe Massa chiedere la somma di 70 milioni di euro (82 milioni di dollari) quali danni morali e di reputazione, una compensazione dei mancati guadagni dal non essere diventato campione del mondo di F1 2008.
Ecclestone, intervistato dal The Times, commentando la vicenda a un mese dall’udienza, ha detto: “Non c'è modo al mondo che qualcuno possa cambiare o annullare quella gara.
C'è sempre qualcosa in atto che qualcuno vorrebbe cancellare, se potesse. Non c'erano disposizioni che consentissero di convincere il presidente della FIA a convocare una riunione straordinaria in cui la FIA avrebbe dovuto cancellare la gara. Max (Mosley, presidente della FIA al tempo, morto nel 2021; ndr) sapeva che non c’erano prove a sufficienza al tempo per fare qualcosa. Tutto iniziò solo più tardi, quando il giovane Nelson decise di dire qualcosa dopo aver scoperto che non avrebbe ottenuto un posto per l'anno successivo.
Max non diceva che dovevamo nascondere la cosa, ma solo che non era positivo per l'immagine della Formula 1”.
Quanto all’ammissione delle dichiarazioni rese nell’intervista del 2023, Ecclestone si è detto sorpreso: “C’è stata un’intervista che diedi a qualcuno in Germania e il tipo, allora, prendeva appunti e il suo inglese non era così buono. Venne raccolta da qualcuno in Inghilterra. I miei legali, la FIA e la F1 non capiscono come possa essere sentito in un tribunale”.
Felipe cerca giustizia
Quanto a Massa, la posizione verso l’udienza del 28 ottobre è chiara e punta a un’assunzione di responsabilità: “La responsabilità è fondamentale per prevenire frodi future.
Coloro che hanno il compito di proteggere questo sport hanno violato direttamente i propri doveri e non può essere loro permesso di trarre vantaggio dall'occultamento della propria condotta scorretta.
Un comportamento del genere è inaccettabile in qualsiasi ambito della vita, specialmente in uno sport seguito da milioni di persone, compresi i bambini. Porteremo avanti questa vicenda fino alla fine per ottenere un risultato giusto ed equo, per me stesso, per il motorsport in Brasile e per lo sport nel suo complesso”.
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