Vettel: C'è sempre da imparare

Così il tedesco giustifica i tanti giri percorsi sotto la pioggia. E prosegue: "Ogni domenica c'è un'opportunità, e faremo di tutto per coglierla"
Vettel: C'è sempre da imparare

Pubblicato il 25 settembre 2015, 11:31

Con il 5° tempo della sessione pomeridiana a Suzuka, sempre corsa con il bagnato, Sebastian Vettel si è distinto soprattutto per come abbia continuato a girare anche quando la pioggia si era intensificata, tanto da totalizzare 19 giri completati, contro i 16 di Raikkonen (6° tempo) e i 12 di Ericsson. Così la Ferrari risulta il team che ha sfruttato di più queste prove, pur con qualche dubbio se davvero servisse. Ad un certo punto, in un dialogo via radio, quando Vettel ha segnalato che pioveva tanto, gli è stato risposto di non rischiare e che comunque poteva decidere lui cosa fare. E ha proseguito. Come mai? «Non so cosa avete sentito - risponde Vettel - ma credo che in queste condizioni dipenda dal pilota se vuole continuare o no, e come gestire la situazione. Ad un certo punto la situazione stava migliorando e sono restato fuori per cercare di trovare un buon ritmo. Certamente non è stata la miglior giornata per provare, ma ci sono sempre cose da imparare», conclude riferendosi, come hanno fatto altri, al fatto che se questa gara è effettivamente prevista con l'asciutto, i dati potranno tuttavia essere utili in altre occasioni di gare sotto la pioggia. Uno degli argomenti che continua a tenere banco relativamente a Vettel è l'aver cantato sulle note di Toto Cotugno in macchina, tanto che qualcuno su internet ha simpaticamente proposto di passare a Gianni Morandi in questa situazione, con "Sotto la pioggia". «Io non canto bene, quella è stata l'ultima canzone che sentirete, ufficialmente», taglia però corto Sebastian. Che proseguendo sulle possibilità contro le Mercedes e se si potrà ripetere Singapore, specifica: «Ogni domenica c'è un'opportunità, e noi proveremo ogni cosa e faremo di tutto per metterci nelle condizioni migliori per sfruttarla. Ma dobbiamo mantenere i piedi per terra». Maurizio Voltini

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