F1, la Fia avvisa: basta pit-stop fasulli

La manovra del box Mercedes a Silverstone non è piaciuta ma, di fatto, non è stata violata alcuna norma. Ecco perché
F1, la Fia avvisa: basta pit-stop fasulli

Pubblicato il 9 luglio 2015, 14:46

“Punirli”? E come? Sulla base di quale norma? Quanto fatto dal box Mercedes a Silverstone, ovvero l’uscita improvvisa in pitlane per provare a “trarre in inganno” la Williams dando l’impressione che Hamilton o Rosberg si sarebbero fermati per il cambio gomme in anticipo, ha riportato la Formula 1 indietro di diversi anni, alle lotte strategiche e psicologiche tra muretti, quelle dei mondiali contesi tra Schumacher e Hakkinen. Un tranello per indurre in errore i rivali, come lo stesso Toto Wolff ha ammesso nel dopogara. Non ci sono cascati nel box di sir Frank, ma sul punto interviene adesso una Fia che sembra voler giocare il ruolo di un padre un po’ bacchettone. La norma in questione è l’art. 23.11 del regolamento sportivo, che recita testualmente: «Al personale del team è consentito stare in pitlane immediatamente prima l’intervento sulla macchina e devono rientrare non appena le operazioni sono concluse». Alquanto generica come disposizione, ma soprattutto lascia aperto il campo a un possibile ripensamento. Come si può penalizzare un team e dimostrare il “dolo”, la volontà di mettere in scena una manovra fasulla per fini strategici? A meno che qualcuno non confessi, resta la libera scelta di cambiare idea. Se da un lato è legittimo voler ridurre la presenza dei meccanici in pitlane al minimo necessario, per evitare rischi e un affollamento della corsia box, dall’altro si mortifica anche la possibilità di giocare con la strategia, già di per sé ingessate e senza grandi margini di manovra. «Al momento, quanto ha fatto la Mercedes va bene, visto che nessuno sapeva che non avrebbero effettuato il pitstop realmente. Infatti, non lo sappiamo. Secondo quanto è stato riportato, però, avendo ammesso che si trattava di una fermata finta, potrebbero aver violato la norma», ha dichiarato un portavoce della Fia a Motorsport.com. Le contromisure non si faranno attendere, evidentemente per colmare quella che è una lacuna regolamentare, lasciando l’art. 23.11 ampia libertà di interpretazione. «Uscire in pitlane come hanno fatto, senza una valida ragione, non è consentito ma la difficoltà sta nel provare che c’è stata un’effettiva violazione della norma. Non abbiamo intenzione di dare altre possibilità e parleremo con tutti i team in Ungheria a tal proposito, avvisandoli che vogliamo vedere e sentire delle prove che indichino chiaramente l’intenzione di fermarsi», prosegue il portavoce. Ergo? Comunicazioni via radio, il canonico «Box, box, box», ma la scappatoia potrebbe comunque ricavarsi, rendendo vana ogni rincorsa della federazione – peraltro piuttosto sterile – basta immaginare una strategia definita prima della gara con il pilota, un accordo che “accontenti” la Fia ma in realtà lasci comunque libero il team di giocare. Come? Chiamando la fermata dal pitboard, ma sapendo già il pilota di doverla ignorare e affidarsi solo alla comunicazione via radio. Come si comporterebbe in quel caso la Fia? La “prova” dell’intenzione effettiva di fermarsi l’avremmo, quanto al risultato si tornerebbe al siparietto di Silverstone. A meno di non voler andare ancora oltre e imporre l’obbligo di fermata per il pilota una volta occupata la postazione del cambio gomme da parte dei meccanici, forse però meglio concentrarsi su altri problemi della Formula 1… Fabiano Polimeni

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