Pirelli, F1 senza il miglioramento atteso

Hembery spiega i motivi dei pochi pit-stop quest’anno. Gomme pensate per monoposto più veloci
Pirelli, F1 senza il miglioramento atteso

Pubblicato il 12 giugno 2015, 17:19

Ci si aspettava qualcosa di diverso, specialmente sul fronte delle prestazioni delle monoposto, che avrebbero potuto stressare maggiormente le gomme e il prodotto progettato per il 2015 è stato sviluppato per essere pronti alla “sfida”. Nuova costruzione al posteriore, utile per una migliore distribuzione del calore sulla superficie, limitando i fenomeni di graining e blistering. Paul Hembery risponde a quanti hanno criticato l’eccessiva stabilità degli pneumatici, talmente costanti nella prestazione da contenere il numero di pit-stop spesso tra una e due soste. Non è l’ideale per l’imprevedibilità, si sa. «Il Canada è stata una gara da una o due pit-stop e ci era stato dato il compito di creare una gomma da due o tre fermate, perciò siamo lontani un po’ di giri da quell’obiettivo», commenta ad Autosport il capo della divisione motorsport Pirelli. Il perché? “Facile”: «Il motivo è legato al lavoro condotto sulla gomma posteriore, che ha permesso ai team di bilanciare molto meglio la macchina su tutti e quattro gli angoli. Non stiamo vedendo grandi differenze tra le squadre quest’anno, molto limitate, con più giri guadagnati sulle gomme. La gomma posteriore ha permesso di assettare diversamente la macchina e bilanciarla». C’è chi, come Christian Horner, non ha fatto mistero di considerare ideali le gomme 2014, criticando quelle di questa stagione, ritenute troppo dure. Percezione avuta anche dai piloti a Montecarlo, ad esempio, dove ha esordito la nuova gomma supermorbida, rivista non solo nella costruzione ma anche nella mescola. «Non abbiamo visto il miglioramento di prestazioni anticipato a inizio anno, suggerito dai test invernali e a Melbourne. C’è stato solo un miglioramento marginale, il che ha rappresentato un po’ una sorpresa. Se vogliamo essere autocritici, i livelli di degrado e consumo sono migliorati rispetto all’anno scorso e i team stanno massimizzando le gomme per un numero superiore di giri». Com’è facile intuire, se si progetta un prodotto aspettandosi determinate sollecitazioni che poi mancano nella realtà, inevitabilmente si ha uno scenario diverso da quello per il quale si è lavorato. «Anche con un miglioramento di 2 secondi, puoi immaginare che c’è molta più energia riversata sulla gomma e può modificare in fretta quanto accade in termini di strategia, consumo e degrado», aggiunge Hembery. Fabiano Polimeni

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