F1, Wolff e l’idea delle macchine clienti

Dopo la conclusione dell’ultimo Strategy Group, Mercedes disponibile a fornirle, serve l’accordo e i piccoli team si sono detti sempre contrari
F1, Wolff e l’idea delle macchine clienti

Pubblicato il 29 maggio 2015, 14:59

Immediatamente dopo la conclusione dell’ultimo Strategy Group erano emerse indiscrezioni che volevano un accordo sulla concessione di monoposto clienti ai team che ne avessero fatto richiesta. In realtà nulla è poi stato ufficializzato dalla Fia, visti i temi alla ribalta, dalle gomme più larghe alla reintroduzione dei rifornimenti. Eppure quell’idea sembra tutt’altro che tramontata e viene riportata alla ribalta da Toto Wolff. C’è un elemento ulteriore e non trascurabile per leggere in maniera ancora più completa quella che è l’idea di Wolff e riguarda l’apertura della gara per le candidature di nuovi team in ottica 2016 e 2017 da parte della Fia. Detto come la stessa Federazione sottolinei che in assenza di requisiti soddisfacenti potrebbero non accogliere alcuna richiesta di iscrizione, pensare che si possa strutturare un team per essere pronti già il prossimo anno è irrealistico. La visione di Wolff guarda essenzialmente ai team oggi in difficoltà: «Credo dovremmo avere un piano d’emergenza pronto. Macchine clienti o dei franchises (che gestirebbero un prodotto fornito dai costruttori; ndr) li abbiamo già visti in altri sport, l’abbiamo visto nella Nascar e funziona bene». E’ un quadro che non piace alle scuderie più piccole, opposizione ribadita da Monisha Kaltenborn proprio prima di Montecarlo. «Se in via d’emergenza dovessimo fornire le nostre macchine a team clienti – speriamo si tratti degli attuali – noi ci penseremmo. E’ una questione di come finanziare l’idea e regolamenti tecnici, tuttavia non escluderei la possibilità». Per esporsi in maniera così esplicita evidentemente esiste un qualche fondamento alla base e quando gli fanno notare le resistenze da superare, proprio di alcune squadre, svela: «E’ interessante che dicano così, perché tre team sono venuti da me a verificare se potessimo fornire delle macchine, perciò non è vero». Fabiano Polimeni

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