Hamilton, una pole pensando a Senna

È la prima per l'inglese a Montecarlo, una pista dove avrebbe voluto sempre emulare il suo idolo
Hamilton, una pole pensando a Senna

Pubblicato il 23 maggio 2015, 19:06

Non ha più da due anni il casco giallo che fin da ragazzino indossava in suo onore. Però Lewis Hamilton continua ad avere il mito di Ayrton Senna. E per lui aver conquistato la sua prima pole position a Montecarlo dove Senna di pole ne ha fatta collezione e di vittorie (sei) pure, è una questione di orgoglio. “Questa mia prima pole a Monaco, per me ha molto significato perché ci ho messo davvero tanto per ottenerla. È la pista dove avrei voluto sempre correre e vincere come Ayrton, invece non ho quasi mai avuto successo qui (eccetto una vittoria nel 2008, ndr)”. Per Hamilton non è stata una qualifica immune da problemi. In Q1 e Q2 è stato battuto da Rosberg. E in Q2 abbastanza nettamente: ha litigato con i doppiati che lo ostacolavano, ha commesso alcune piccole sbavature. “È vero: non è stata una sessione semplice per me perché ho avuto parecchi problemini che mi hanno sempre portato fuori ritmo durante le qualifiche. Ogni sessione e ogni giro avevo problemi: gomme, ala, traffico. Non riuscivo a migliorarmi e trovare il ritmo giusto. Ho fatto alcune sequenze negative per cui ad un certo punto mi sono detto con gli ingegneri: qui dobbiamo resettare tutto. Questa pista è davvero molto difficile e bisogna metterci la testa; trovare il ritmo è importante perché ogni giro l’asfalto migliora e quindi si va più forte. È come scalare una scala: ogni volta fai un gradino e sali. Ma quando vai giù diventa difficile tornare su”. Nella sessione decisiva, la Q3, Hamilton ha trovato il ritmo che gli mancava. Di colpo i suoi tempi hanno cominciato a scendere: da 1’16”224 della Q2, uguale a quello di Vettel, in progressione scende a 1’15”864 poi 1’15”304, per finire con 1’15”098 che sancisce la pole. Ora guarda con ottimismo a una gara dove, come dice la regola non scritta della F1, partendo dalla pole hai già vinto mezza corsa. Gli serve consolidare l’altra metà, andare forte e non fare sbagli. Ma se c’è uno che sa danzare tra i rails nel mito di Senna è proprio lui. Alberto Sabbatini

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