Analisi qualifiche: il miracolo Red Bull

Vettel terzo con un’ala adatta a... Monza! Mentre un errore penalizza Ricciardo
Analisi qualifiche: il miracolo Red Bull

Pubblicato il 23 agosto 2014, 20:28

Non è la doppietta Mercedes a fare notizia nel pomeriggio bagnato di Spa. Non sono nemmeno i due secondi di distacco - un’enormità, anche su una pista così lunga - che Rosberg e Hamilton, separati in prima fila da meno di tre decimi, hanno inflitto al resto del mondo. E neppure la seconda fila di un ottimo Alonso fa notizia quanto il terzo posto di Seb Vettel con la Red Bull. Perché ottenere quel tempo con la RB10 sulla pista di Spa sembrava impossibile. E non solo per il motore “spompato”, già usato a Budapest, che la squadra ha rimontato per non beccare una penalizzazione, visto che il guasto di venerdì era sulla quinta power unit, l’ultima consentita dalle regole. Qualificarsi così bene pareva impossibile soprattutto perché la RB10, come tutte le vetture di Newey, nasce con tanto carico aerodinamico di base, che si traduce però in resistenza, penalizzante in rettilineo. E invece: alla fine del T1 (in Belgio le velocità massime non si misurano alla “speed trap” di Eau Rouge) Seb è secondo dietro solo a Rosberg, con 317,7 km/h. Mentre Ricciardo aveva toccato i 339 rilevati dalla telemetria sulla salita di Kemmel, a pista asciutta. Come è possible? Grazie a un’ala posteriore a carico ridottissimo. Il carico generato dal corpo vettura è servito però a dare un minimo di aderenza sull’asfalto umido e freddo. Il resto hanno dovuto farlo i piloti: Ricciardo ha sbagliato, Vettel no. A confronto, la Williams ha deluso proprio perché, avendo pochissima deportanza, in condizioni insidiose ha preferito caricare esageratamente le ali. E infatti Bottas e Massa non superano i 311 km/h. Attenzione anche ad Alonso, “fermo” a 305, mentre Raikkonen tocca i 315: non era Kimi a usare l’assetto più carico? La gara di domani dirà la verità.

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