L’ultima del Gp India

Le squadre convinte: qui non si tornerà più
L’ultima del Gp India

Pubblicato il 23 ottobre 2013, 17:42

Dall'inviato di Autosprint: Alberto Antonini L’aria è calda, intorno ai 30 gradi. Ma soprattutto è gialla, polverosa, brucia occhi e polmoni. Greater Noida, presso Delhi, accoglie il Gp India con il solito scenario spettrale: cantieri alternati alle baraccopoli. Sui marciapiedi, chioschi improvvisati, fiori, anziani con il turbante e le stampelle. Nessuno chiede o offre qualcosa al turista straniero, tutti chiusi in dignitoso silenzio. Questa è la terza edizione della gara al Buddh circuit. E probabilmente sarà l’ultima. Cancellata per motivi finanziari e di tasse l’edizione 2014, è improbabile che il Gran Premio torni da queste parti. «Abbiamo perso un’occasione», dice Monisha Kaltenborn, team principal Sauber, che è di origine indiana. «Non siamo riusciti a “vendere” bene la F.1 da queste parti». Forse è perché, con un reddito medio di 350 Euro al mese (per chi è fortunato) e la svalutazione della rupia, gli indiani hanno altri problemi per la testa, piuttosto che tenersi la Formula Uno. Per le squadre, questo gp è un incubo. Per i problemi doganali, per il traffico delirante, per l’epidemia di dengue - una febbre emorragica trasmessa dalle zanzare - che le autorità di Delhi cercano di minimizzare, non di tenere sotto controllo. Peccato, perché, con tutte le sue contraddizioni, l’India resta davvero un’occasione perduta.

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