Le mille insidie di Monza

Pista “facile”? Vettel non la pensa così. I trucchi della Parabolica
Le mille insidie di Monza

Pubblicato il 4 settembre 2013, 19:44

Siamo alla vigilia dell’ultima gara europea di quest’anno, una delle grandi classiche della F.1. Per molti, quella di Monza è una pista “facile”, in quanto presente poche curve. Ma i piloti non la pensano così. A iniziare da Sebastian Vettel, che qui ha vinto due volte con altrettante squadre: Toro Rosso (2008) e Red Bull (2011). «Monza consiste principalmente di rettilinei e chicane. Ma c’è una curva, la Parabolica, che è un gioco di equiiibrio. Il minimo errore e ti ritrovi nelle ghiaia più in fretta di quanto tu non possa pensare». Il perché lo spiegano i suoi ingegneri, i motoristi Renault: «La Parabolica si affronta a circa 180 orari ed  la curva più complessa del circuito. Il motore deve fornire un livello di coppia costante su tutto il tratto, un po' come nell'ultima curva a Budapest, ma a una velocità ben più elevata. È una situazione relativamente insolita e delicata per un motore di F1, in quanto non è la classica curva “point and squirt”, in cui il pilota frena, svolta e dà immediatamente gas. Gli ingegneri Renault devono quindi assicurarsi che la RS27 produca esattamente il livello di coppia desiderato dal pilota fino al termine della curva. Un repentino cambio di velocità potrebbe infatti destabilizzare l'auto e far perdere tempo. Inoltre, il pilota deve valutare con precisione l'accelerata, premendo il pedale quanto basta per mantenere la stabilità su tutta la curva». Novità tecniche in vista per la Mercedes, che presenta una versione rivista del suo “pacchetto” aerodinamico a bassa deportanza. Quello portato a Spa non ha dato i risultati sperati. Si aspetta anche la Lotus a passo allungato (davanti) di 10 cm. Dice Kimi Raikkonen: «Io a Monza non ho mai vinto, ma non perché non gradisco la pista. In un paio di occasioni sono andato vicino ma è sempre successo qualcosa. Mi aspetto che le modifiche rendano la E21 più stabile e più veloce, ma lo sapremo solo dalle prove libere».

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