L’analisi delle prove: ma la Ferrari dov’è?

Il capo progetto di Maranello: «C’era un problema aerodinamico»
L’analisi delle prove: ma la Ferrari dov’è?

Alberto AntoniniAlberto Antonini

Pubblicato il 26 luglio 2013, 20:00

Dall'inviato di Autosprint: Alberto Antonini Basta guardare i tempi della seconda sessione (nella prima la pista era davvero troppo sporca) per rendersi conto che è una gara segnata: non solo la Red Bull è più veloce sul giro singolo, ma la vera differenza è in simulazione gara. Dove le RB9 sono le uniche a poter girare sotto il “muro” del minuto e 27 secondi. Con Webber, stavolta, più convincente di Vettel, perché riesce ad andare forte con tutte e due le mescole, percorrendo 21 giri con le medie e terminando con un tempo di 1’27”1, mentre Vettel soffre, almeno all’inizio, con le “Soft”. Salvo miracoli, domani la prima fila è sigillata e domenica la Red Bull farà doppietta con mezzo minuto di vantaggio sul resto del mondo. Il “miracolo” può venire solo dall’aumento delle temperature. Oggi, con 30°C (afosi) nell’aria, l’asfalto è arrivato a oltre 45°. Domani e dopodomani potrebbero essercene dieci di più. Condizioni da record per le mescole più tenere. Le Medium sono a rischio perché si supera la temperatura critica del battistrada (105 gradi), le Soft perché la mescola è troppo tenera per resistere. E la Red Bull ha evidenziato - dalle analisi Ferrari - un certo degrado già oggi. A proposito di Ferrari: la sorpresa è vedere la F138 più vicina (1’21”426 di Alonso contro 1’21”264 di Vettel) sul giro singolo rispetto alle simulazioni gara. Non basta a prendere la prima fila in qualifica, ma potrebbe dare una mano al piano di Fernando, quello di mettere pressione fin dal via ai rivali del mondiale. Improbabile che si scelga una strategia come quella tedesca, qualificandosi e partendo con le gomme più dure. «Non siamo andati male» dice il responsabile del progetto F138, Simone Resta. Ma le modifiche al fondo provate da Massa funzionano poco. Si parla di uno sviluppo troppo concentrato sull’aerodinamica e poco sugli assetti meccanici ma Resta, almeno in questo, è categorico: «La parte meccanica andava bene dall’inizio. Il problema era aerodinamico e pensiamo di averlo trovato». Solo che, almeno qui, non basta.

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