Ferrari, la chiave è la temperatura gomme

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Ferrari, la chiave è la temperatura gomme

Pubblicato il 24 settembre 2012, 20:34

Questo articolo, tratto dal numero di Autosprint in edicola da martedi 25 settembre, offre una importante riflessione su quello che potrebbe essere ciò che non ha funzionato sulla Ferrari di Singapore e che ha determinato soprattutto una differente prestazione della F2012 tra prove e gara.

Qual è il segreto della McLaren, che senza il ritiro di Hamilton avrebbe vinto le ultime quattro gare? E qual è il punto debole dell'attuale Ferrari di Singapore? Semplice (sulla carta): al principio dell’anno McLaren aveva la vettura migliore, punto e basta. Per migliorarla ancora, i tecnici avevano cercato di “mettere” più temperatura nelle gomme anteriori. Operazione che si fa in diversi modi, sia con gli sviluppi aerodinamici che, ad esempio, con le geometrie della sospensione, in modo da trasmettere più energia al pneumatico.

Anche così però il comportamento era incostante. Finché non si è scoperto il “trucco”: invece di scaldare davanti, bisognava raffreddare dietro. Oggi ci sono ancora monoposto che fra gomme anteriori e posteriori hanno un divario di temperatura di 15-20 gradi: troppi, per assicurare un buon equilibrio e un’usura regolare. Chi bilancia queste temperature ha trovato la chiave per fare funzionare le Pirelli.

La McLaren, a quanto pare, c’è riuscita. La Ferrari a quanto pare no, perché i commenti dopo-gara, a Singapore, erano improntati alla sorpresa. Alonso: «Dopo il primo cambio gomme in effetti andavo meglio. Forse perché correvo in aria libera, mentre prima lottavo con Maldonado...». Ma no, perché in fondo anche Button, a cinque secondi da Vettel, non aveva turbolenze, eppure non andava più veloce. «Non lo so. Forse andavamo un po’ meglio con le gomme soft che con le super-soft».

E Massa? Quando ha montato le mescole più dure, dopo la foratura al primo giro, sembrava un altro. Quasi sempre il più veloce in pista, eppure le “supermorbide” calzate dai primi dieci avrebbero dovuto garantire, sia pure per poco, un vantaggio di un secondo e mezzo al giro... «Non lo so - spiega Felipe - mi sembrava di guidare un’altra macchina, fra qualifica e gara. E no, non credo che dipenda dal carico di benzina. So solo che non c’era più tanta differenza fra un tipo di pneumatico e l’altro. E ho potuto attaccare per tutta la gara, sorpassare e andare forte. E faccio notare che ho percorso 26 giri con un treno di super-soft. Negli ultimi due giri non ne avevo proprio più, ma almeno ho tenuto la posizione, mentre prima pensavo di dovermi fermare un’altra volta!».

Quello che è certo è che la Ferrari deve capire in fretta come far funzionare al meglio le sue gomme. Proprio come ha fatto la McLaren. Perché anche nelle prossime gare, da un alettone più o meno azzeccato si possono “spremere” al massimo due o tre decimi al giro. Ma da un adeguato uso delle gomme, proprio come insegnano gli avversari, può saltar fuori la chiave delle vittorie...  (continua).

Alberto Antonini

L'intervista completa sul numero di Autosprint in edicola


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