L’ordine di scuderia che gli ha impedito di giocarsi il
secondo posto col compagno di squadra
Vettel, a
Mark Webber non è proprio andato giù. “
Per quattro volte – ha raccontato l’australiano dopo il Gran Premio di Gran Bretagna– mi è stato comunicato via radio di non ridurre lo svantaggio da Vettel. Sì, volevo prendere il secondo posto, senza danneggiare Sebastian. Pensavo che se la Ferrari di Alonso fosse stata costretta al ritirro nell’ultimo giro, allora sarei stato in corsa per la vittoria. Capisco che il team consideri i punti per il campionato costruttori, ma in Formula 1 non si dovrebbe mai rinunciare a lottare. Quella richiesta non era necessaria”.
Negli ultimi giri del GP di Gran Bretagna, a
Silverstone,
Webber ha tentato di attaccare Vettel, e sembrava potesse farcela a superare il compagno di squadra,
era più veloce del tedesco; come ha poi confermato lo stesso Vettel.
L’anno scorso, quando
Massa cedette il primo posto a Alonso al GP di Germania, la
Red Bull si scaglio
contro la Ferrari accusandola di
barare: gli ordini di scuderia, disse allora
l’intero staff del team anglo-austriaco, in Formula 1 sono proibiti perché anti sportivi.
“Noi – affermò allora il responsabile della Red Bull,
Christian Horner – ordini non li daremo mai”. A Silverstone, invece, l’ordine
l’hanno dato, eccome. Solo che l’hanno
camuffato da richiesta di salvaguardare le posizioni – seconda e terza – per il punteggio costruttori.
In queste
ipocrisie gli inglesi sono maestri:
inveiscono contro chi commette, a loro parere, gesti deplorevoli, ma non fanno altrettanto quando sono loro a commetterli. Proprio in questi giorni la
stampa britannica è sotto accusa per il
clamoroso caso del settimanale “News of the World”, costretto alla chiusura perchè travolto dallo scandalo delle
intercettazioni illegali. Un giornale britannico, cioè di quello stesso Paese lacui
stampa che non ci pensa due volte a dare lezioni di etica a quella di altri paesi accusandola di essere
manipolata.