Kimi oltre le lacrime

Un anno fa, in Belgio Antonelli viveva uno dei momenti più bui della sua carriera. Oggi è leader del Mondiale in una F1 che fa i conti con la dittatura dell'efficienza anche su una pista-mito come Spa
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Kimi oltre le lacrime
© Getty Images

Andrea CordovaniAndrea Cordovani

Pubblicato il 21 luglio 2026, 09:30

L'algoritmo e la pista-mito di Spa

Se c'è un luogo in Europa dove il dio motori ha preteso per decenni un dazio fatto di sudore, talento e talvolta sangue, quello è il nastro d’asfalto che s’infila, superbo e spietato, tra gli abeti delle Ardenne. Spa-Francorchamps non è mai stata solo una pista. Era un rito di passaggio. Era l’Università, il luogo dove i ragazzini diventavano uomini e gli uomini diventavano miti, tenendo giù il piede destro in quel budello cieco e terrificante che è l’Eau Rouge, là dove lo stomaco ti sale in gola e la fisica sembra finalmente piegar si al coraggio. Ebbene, dimenticate tutto questo. Perché i grigi funzionari del con formismo aerodinamico, i solerti ragionieri del chilowattora che oggi governano il Circus, hanno deciso che l’epica non serve più. Troppo umana. Troppo imperfetta, forse. Meglio immolarla sull’altare di un regolamento astruso, figlio di quella burocrazia tecno-ossessiva che scambia la complicazione per progresso e trasforma lo sport in un’equazione incomprensi bile per chiunque non abbia una laurea in ingegneria aerospaziale.

Fa un certo effetto, per non dire che stringe il cuore, pensare a cosa diventerà il rettilineo del Kemmel. Un tempo lì si misurava la sfrontatezza pura, il momento sublime in cui il pilota domava la belva meccanica sfruttando ogni singolo cavallo urlante. Oggi, con le nuove regole figlie del paradosso, si assisterà al patetico trionfo del clipping. Una parola che suona asettica, e che invece è l’umiliazione suprema: il motore elettrico che si “taglia”, la batteria che rantola, l’auto che smette di spingere a metà del rettifilo. Vi immaginate un Gilles Villeneuve o un Ayrton Senna costretti al pietoso gio chetto del lift and coast? Veleggiare, alzare il piedino, risparmiare energia come casalinghe spaventate dalla bolletta del la luce, e farlo proprio lì, nel tempio sacro della velocità?

Il paradosso di Spa tra rigenerazioni e ali attive

Ma il capolavoro della scempiaggine, il vero delitto perfetto contro il buon senso, lo si tocca sul tema della sicurezza. Per anni ci hanno spiegato, giustamente, che le corse dovevano limitare i rischi e perdonare l’errore. Eppure, nel groviglio ine stricabile delle nuove norme, ecco che si crea il mostro: vetture che si lanceranno verso il Raidillon con differenziali di velocità di sessanta, forse settanta chilometri orari. Da una parte chi spreme il motore, dall’altra chi frena per “rigenerare”. L’Eau Rouge declassata a una sorta di rotonda di provincia, dove devi guardare nello specchietto perché il vicino di abitacolo sta ricaricando le pile.

E la soluzione trovata dai papaveri di Parigi quale sarebbe? Una “zona di divieto di ricarica”. Un divieto di sosta virtuale nel mezzo della curva più bella del mondo per evitare tamponamenti mortali. Roba da azzeccagarbugli del codice del la strada, più che da legislatori del motorsport.

E per finire in bellezza, l’aerodinamica attiva. Macchine che cambiano forma da sole, che si assettano come Transformer telecomandati per azzerare il drag in rettilineo o per incollarsi a terra in curva, togliendo al pilota l’arte suprema del compromesso. Spa era la cattedrale di quel compromesso: chi sceglieva di volare nel primo settore scaricando le ali, e chi preferiva la morsa aerodinamica nel tratto guidato. Oggi no, oggi fa tutto il cervellone elettronico, assecondando la gelida dittatura dell’X-Mode e dello Z-Mode.

Hanno preso l’Università della Formula 1 e l’hanno trasformata in un corso sera le di gestione software. Abbiamo barattato l’odore acre dell’olio bruciato, il coraggio cieco e l’intuizione del campione con la fredda, rassicurante, insopportabi le certezza di un algoritmo. E nel nome dell’efficienza energetica, abbiamo perso per sempre l’anima.

(2/2)

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