L'editoriale del Direttore: 2026 anno cruciale per il Cavallino

Il dopo festività 2026 è denso di appuntamenti:  Dakar, Rally di Monte Carlo e 24 Ore di Daytona inaugurano questa stagione
L'editoriale del Direttore: 2026 anno cruciale per il Cavallino
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di Andrea Cordovanidi Andrea Cordovani

Pubblicato il 7 gennaio 2026, 17:01

E ora subito piede destro premuto sull’acceleratore. Esaurite le festività il 2026 parte lanciatissimo. Ritmo serrato e grandi appuntamenti che bussano già alle porte. Dakar, Rally di Monte Carlo e 24 Ore di Daytona inaugurano questa stagione. Ma anche la F1 è già in pieno fermento. Inutile nascondersi dietro a un dito. C’è grande attesa per vedere la nuova Ferrari. Il prossimo 23 gennaio a Fiorano cadranno i veli sulla Rossa che si prepara per un Mondiale F1 nel quale, causa pagina bianca innescata dal nuovo ciclo regolamentare, tutti ripartiranno da zero. All’orizzonte, insomma, enormi incertezze per vedere l’effetto che farà il grande rimescolarsi delle carte con tanti interrogativi che tutto questo si porta appresso. Vista dalla prospettiva di Maranello il 2026 sarà un anno cruciale della gestione

Vasseur in sella al Cavallino F1. Per il team principal francese questo è il quarto anno alla guida del team più iconico del Circus. Arriva da una stagione di delusioni gigantesche, senza nessuna vittoria e anche una doppia squalifica in Cina che ha lasciato una macchia nella storia. Il pesante fardello lasciato da un 2025 in cui niente è andato per il verso giusto, dove i proclami roboanti della vigilia hanno finito per gettare ombre inquietanti sulla gestione del team e gli scarichi di responsabilità hanno superato tutti i livelli di guardia, si riparte finalmente dal foglio bianco e dalla squadra che l’uomo chiamato alla direzione della Scuderia in F1 ha ridisegnato intorno a sé. Senza più alibi: si spera che questi non arrivino in corso d’opera perché pare essere diventata una stucchevole pratica. E allora torna forte alla memoria il giorno del suo insediamento a Maranello. Le parole al miele, le promesse. «Sono qui per vincere» e «studio tutti i giorni l’italiano». Dal 2023 al 2025 la Ferrari con Vasseur ha vinto 6 GP (i soli che il team principal ha vinto nella sua carriera F1); mentre la nostra lingua ancora non l’ha imparata. Potrà sembrare ininfluente. Ma non lo è. Nella sua storia la Ferrari ha avuto 24 team principal e in sole tre occasioni non si è affidata a un manager italiano. Il primo è stato Peter Schetty, svizzero di Basilea che ricoprì la carica nel biennio 1971- 1972, il secondo Jean Todt arrivò il 1 luglio 1993 ha segnato la storia della Scuderia perché sotto la sua regia sono arrivati 6 titoli piloti (con Michael Schumacher e Kimi Raikkonen) e 7 allori tra i Costruttori. Per inciso: sia Schetty che Todt parlavano italiano. Ma al di là della lingua (che non serve certo per parlare con i giornalisti ma per capire fino in fondo il mondo che ci circonda) quello che conta adesso è che la Ferrari 2026 sia davvero una macchina competitiva, che non debba ogni volta trovare il modo di estrarre il potenziale ma che possa giocarsela alla pari. La speranza è che si sia arrivati finalmente a trovare il bandolo della matassa e che la Rossa torni a regalare gioia al suo popolo abbattuto e deluso dopo un 2025 di forti batoste condito da troppe parole e una lista infinita di scuse.

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