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L'editoriale del Direttore: Lo Show di Caschi & Volanti

Pubblicato il 16 dicembre 2025, 11:08
Notte di stelle e di passione a Imola per gli Oscar di Autosprint e Automobil Club Italia. L’appuntamento è al circuito intitolato a Enzo e Dino Ferrari, la location perfetta per abbracciare la grande festa dei Caschi d’Oro e dei Volanti ACI. Siamo pronti a celebrare un grande evento nel segno della tradizione e di una collaborazione ormai collaudata che risale al 2018.
Sessant'anni di storia: l'intuizione che ha creato un'icona
Da allora l’unione tra AS e ACI ha fatto la forza di questa manifestazione che affonda le sue radici nella storia e premia le grandi eccellenze dell’automobilismo italiano e internazionale. Quest’anno per noi di Autosprint è un’edizione davvero importante. Va in scena, infatti, il sessantesimo atto di un appuntamento che ha attraversato le varie epoche del mondo delle corse ed è rimasto punto di riferimento costante legando passato, presente e futuro. Sessanta edizioni rappresentano altrettante perle nel mosaico prezioso che compone la leggenda dell’automobilismo da corsa.

I Caschi d’Oro di Autosprint sono nati nel 1966, grazie alla geniale intuizione dell’allora direttore Marcello Sabbatini e di Luciano Conti, editore e fondatore del giornale che proprio in quei giorni iniziava ad avere una cadenza settimanale. Ed è dolcissimo in questi giorni lasciarsi andare sull’onda dei ricordi. Sì, perché i Caschi d’Oro sono un’icona. E se tutto questo è stato possibile, bisogna tornare alla radice della storia.
Un punto di svolta. Siccome la federazione automobilistica all’epoca non faceva nulla per gratificare i tanti piloti che correvano ogni domenica ovunque nello Stivale, il Direttore che fece grande il settimanale decise che sarebbe stato Autosprint a premiare direttamente i corridori italiani. Ma con quale trofeo? Scartata l’idea di una banale coppa, fece disegnare a un orafo toscano che era stato incaricato del progetto, una statuetta prendendo come spunto l’analogo trofeo degli oscar del cinema. La statua venne realizzata in bronzo. Alta 32 cm, tre centimetri meno dell’Academy Award. Ma, a differenza di quest’ultimo, il pupazzo ha le braccia conserte invece che raccolte in avanti.
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