I filtri delle F1 parlano italiano, la UFI è il fornitore degli 11 team al via

Nata negli anni ’70 è diventata celebre grazie al motorsport, ma le sue radici sono nella produzione tanto da vantare stabilimenti in tutto il mondo e migliaia di dipendenti
I filtri delle F1 parlano italiano, la UFI è il fornitore degli 11 team al via

Chiara RainisChiara Rainis

Pubblicato il 8 maggio 2026, 17:38 (Aggiornato il 9 mag 2026 alle 03:57)

Nata nella piccola Nogarole Rocca, provincia di Verona, nel 1971 la UFI è presto diventata un riferimento per i filtri auto e moto nel motorsport, ma non solo. Partita con una cinquantina di dipendenti su intuizione del padre dell’attuale patron Giorgio Girondi e acquisita da quest’ultimo nel 1984, l’azienda ha saputo trasformarsi in una realtà internazionale da oltre 4mila dipendenti e una presenza capillare in Cina da fare invidia ai marchi più blasonati, grazie ai suoi sette stabilimenti e una forza lavoro composta da circa 2500 persone. Guidata dal mantra “innovazione e velocità di esecuzione”, la compagnia si distinse inizialmente per il brevetto dei filtri a pannello e ben presto suscitò l’interesse della Ferrari che decise di affidarsi ai suoi servigi anche in F1. Una collaborazione, quella con il Cavallino, da subito vincente considerato che il primo centro iridato arrivò al debutto nel 1978 con Carlos Reutemann a Brands Hatch.

A rendere i suoi prodotti particolarmente efficaci e resistenti, i materiali di pregio utilizzati per la realizzazione, dall’alluminio Ergal, all’acciaio inox, fino al titanio. Una qualità che ha portato all’ingaggio anche in campionati come il WEC, la Formula 2, la Formula 3, tutte le principali serie americane, su tutte la Indy, ma pure il DTM, e perfino la Dakar e il Motomondiale. E’ tuttavia quello con il Circus il matrimonio più celebre, questo venerdì al centro dell’incontro svoltosi nella giornata nel prestigioso hotel Principe di Savoia di Milano. Un po’ come con Pirelli lato gomme, anche per i filtri vige il regime di monopolio targato, chiaramente, UFI. Grazie alla collaborazione con la massima serie, l’Advanced Applications Division di UFI ha potuto cominciare a lavorare su materiali innovativi per la produzione dei media filtranti come la fibra di vetro, le fibre polimeriche e l’acciaio sintererizzato, mentre le colle sono state mutuate direttamente dal mondo dell’aeronautica, come noto spesso associato alle discipline più esclusive e di punta del motorsport.

Come spesso accade, però, il flusso di competenze vede coinvolto anche il settore dell’automotive tout court, ed ecco che i filtri di olio e benzina della monoposto attualmente attive nella top class  sono l’esito di studi fatti ad hoc per la produzione e solo in un secondo momento sfruttati per le competizioni.

Come sono cambiati i filtri e come funzionano su una F1 

Entrando  maggiormente nel tecnico, l’aspetto più sorprendente riguarda il peso e il volume dei filtri stessi. Se sul finire degli anni ’70 ad una vettura da corsa apportavano circa 1,5 kg in più, oggi, a fronte di un’attenzione estrema alla bilancia, l’impatto è sceso ad appena 40 grammi. Ma che tipo di filtri fornisce la UFI alla F1? Le tipologie sono due, una riguarda il motore e l’altra il telaio.  La prime protegge l’unità motrice da residui metallici e contaminanti chimici in grado di causare problematiche all’ICE, mentre la seconda è impegnata nei circuiti liquidi di raffreddamento di propulsore e batteria.  Di particolare rilevanza quelli dedicati all’idraulica e al sistema franante, in questo caso doppi e divisi tra pinze e sistema del recupero dell’energia, con l’obiettivo di garantire la massima prestazione in ogni condizione.

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