F1 e MotoGP volano. Il calcio fermo da 12 anni

Antonelli, Bezzecchi e Sinner trascinano l’Italia. La Nazionale resta indietro di nuovo. Gravina: “Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono sport dilettantistici"
F1 e MotoGP volano. Il calcio fermo da 12 anni
© Getty Images

Debora FigoliDebora Figoli

Pubblicato il 1 aprile 2026, 12:01 (Aggiornato il 1 aprile 2026, 10:24)

Domenica 29 marzo l’Italia si è presa la scena sportiva internazionale, trascinata da una nuova generazione di talenti che sta ridefinendo gli equilibri. Un Paese storicamente calciocentrico sta lentamente cambiando pelle, allargando i propri orizzonti e scoprendo nuove eccellenze. È stata una giornata da incorniciare: tre successi pesanti, tre discipline diverse, un’unica, fortissima sensazione di orgoglio collettivo.

Antonelli: il futuro è qui. Bezzecchi: continuità e dominio

A guidare questo nuovo corso c’è Andrea Kimi Antonelli, che sale sul gradino più alto del podio per la seconda volta in carriera. Due vittorie consecutive su tre Gran Premi e, soprattutto, la conquista della leadership del Mondiale a soli 19 anni. Un risultato che lo rende il più giovane leader della classifica piloti nella storia della Formula 1. Non un segnale, ma una dichiarazione d’intenti: il futuro è già qui.

Dall’altra parte del mondo, in Texas, è Marco Bezzecchi a tenere alto il tricolore. Terza vittoria consecutiva stagionale e vetta della classifica piloti anche per lui. Una continuità impressionante, che certifica non solo il talento ma anche la maturità di un pilota ormai punto di riferimento nella MotoGP. Due italiani, nello stesso giorno, leader nei due massimi campionati del motorsport: non è un caso, è un movimento che cresce.

Sinner completa il capolavoro

E come se non bastasse, poche ore dopo arriva il sigillo di Jannik Sinner. L’altoatesino conquista il torneo ATP di Miami vincendo in due set e completando il prestigioso Sunshine Double, ovvero il trionfo consecutivo a Indian Wells e Miami. Un’impresa che lo proietta ancora più in alto nella storia recente del tennis. E, ormai come da tradizione, a fine match dedica la vittoria all’Italia sportiva: un gesto semplice, ma che amplifica il senso di appartenenza e il legame con il pubblico.

Il calcio resta indietro, Gravina al veleno

Eppure, mentre il resto dello sport italiano festeggia, il calcio si ferma di nuovo. Nella serata del 31 marzo, la Nazionale archivia la terza esclusione consecutiva dal Mondiale. Un dato che pesa come un macigno e che racconta una crisi profonda, ormai lunga oltre un decennio. Le nuove generazioni crescono guardando altrove, trovando idoli e riferimenti in discipline diverse da quella che per anni ha dominato lo scenario nazionale.

Interrogato su questo cambio di paradigma nel corso della conferenza stampa post match, il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha risposto con parole destinate a far discutere: “Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono sport dilettantistici e dobbiamo fare dei rapporti che sono rapporti anche sulla base di equità, perché negli sport dilettantistici si possono adottare tutta una serie di scelte, di decisioni che nel mondo professionistico non è possibile”. 

Una dichiarazione che rischia di essere percepita come divisiva e, per molti, fuori tempo. In un momento in cui altri sport stanno portando risultati concreti e visibilità internazionale, sottolineare una presunta superiorità del calcio può suonare come una difesa più che come un’analisi. E soprattutto, accende inevitabilmente il dibattito: il calcio italiano è ancora il centro del sistema o deve iniziare a rincorrere?

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