Sette stagioni in Formula 1 sono bastate a Takuma Sato per lasciare un segno profondo nel paddock. Un percorso costruito tra il ruolo di collaudatore, quello di riserva e infine il debutto da titolare, diventando nel tempo uno degli uomini chiave per lo sviluppo Honda.
Il pilota giapponese ha ricoperto più volte un ruolo centrale all’interno del programma della Casa nipponica, contribuendo alla crescita tecnica del progetto in anni importanti per il marchio. E già nelle sue prime due gare di casa disputate in Formula 1, nel 2002 e nel 2003, Sato aveva mostrato lampi di talento conquistando punti e attirando l’attenzione del paddock grazie alla sua aggressività e velocità al volante.
Il podio di Indianapolis con Michael Schumacher
Il momento più alto della carriera di Sato in Formula 1 arriva però nel 2004, quando il giapponese viene promosso titolare dal team BAR dopo una stagione da riserva. Ed è proprio sul circuito di Indianapolis che scrive una delle pagine più importanti della sua carriera. Nel Gran Premio degli Stati Uniti conquista il terzo posto, centrando il suo primo e unico podio in Formula 1.
Un risultato storico, perché Sato diventa il secondo pilota giapponese di sempre a salire sul podio nella massima serie e contribuisce al secondo posto finale della BAR nella classifica costruttori. Ma quel podio assume un valore ancora più simbolico col passare degli anni. Sul gradino più alto c’era Michael Schumacher, davanti al compagno di squadra Rubens Barrichello. Una doppietta Ferrari che oggi collega direttamente passato e presente della carriera di Sato.
La rinascita in IndyCar e il nuovo capitolo
Ventidue anni dopo, Takuma Sato si trova ancora una volta a Indianapolis. E nel frattempo la sua carriera ha preso una direzione completamente diversa. Dopo l’esperienza in Formula 1, il giapponese si è reinventato in IndyCar a partire dal 2010, diventando uno dei protagonisti più rispettati del campionato americano. Sato ha conquistato per due volte la leggendaria Indy 500, nel 2017 e nel 2020, entrando definitivamente nella storia della categoria.
Ma la 110ª edizione della gara americana porta con sé un intreccio particolare. Perché al suo fianco ci sarà Mick Schumacher. Dopo le esperienze in Formula 1 e nel WEC, il tedesco è arrivato in IndyCar e al debutto nella 500 Miglia si ritrova accanto un pilota che non solo conosce perfettamente Indianapolis, ma che ha anche condiviso un podio con suo padre. Un cerchio che, inevitabilmente, si chiude.
Mick Schumacher guarda a Sato per crescere
“Beh, sì, voglio dire, per lui credo sia… non lo so, fantastico per me, immagino anche per lui. Adesso ha due generazioni di Schumacher al suo fianco in qualche modo, ed è bello averlo nel team", ha dichiarato Mick Schumacher ai media presenti a Indianapolis. "Ha un’enorme esperienza su questo tracciato, ma anche più in generale. Condividiamo tante cose di cui parleremo sicuramente.
Sono davvero entusiasta di imparare da lui e di vedere cosa fa in maniera diversa rispetto a tutto ciò che ho sperimentato finora”. Parole che raccontano bene l’approccio del pilota tedesco: osservare, apprendere e assorbire ogni dettaglio possibile per affrontare una delle gare più complesse e iconiche del motorsport mondiale.
Sato rivede Michael Schumacher in Mick
Dal canto suo, Sato non nasconde le emozioni nel vedere Mick Schumacher da vicino. Nei modi, nei lineamenti e persino nell’atteggiamento, il giapponese ritrova molti tratti del padre Michael. “È davvero fantastico vedere Mick. Si vede chiaramente che c’è tantissimo DNA di suo padre in lui. Io ho avuto la fortuna di battagliare ruota a ruota con Michael Schumacher, ed è stata un’esperienza fenomenale".
I ricordi riaffiorano inevitabilmente mentre il presente prende forma nel paddock di Indianapolis. “E vedere suo figlio Mick, il modo in cui parla, che gran ragazzo… è esattamente come suo padre. Ovviamente Mick vuole essere Mick, non ‘il figlio di Michael’. E naturalmente rispetto questa cosa. E guardate, è già molto veloce. Siamo soltanto al secondo giorno a Indianapolis. Abbiamo avuto tanti confronti positivi e sono davvero contento di lavorare con lui. Porta un grande slancio dall’esterno al nostro team e penso che tutti lo rispettino. Quindi sì, sono molto felice".