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Il retroscena della bandiera di Kimi

© Getty Images

ISOLA DI MAN - Certe cose nascono così, spontanee. E succedono evidentemente perché è destino che succedano, punto. È domenica mattina, il TT, ovvero la gara motociclistica più antica e prestigiosa del mondo, è appena finito dopo una settimana di catastrofico maltempo, quindi per tirarsi su l’animo bisogna sognare. Magari a occhi aperti. Già, ma cosa? 

La colazione che ho fatto, a base di uova, salsicce e funghi (altro che cappuccino!), dà evidentemente il dono della visione ed ecco che mi compare l’immagine di Kimi Antonelli cinto di tricolore sul podio di Monaco, ma ancora è mattina. Ehm, mancano otto ore alla gara. Boh, magari ci sarebbe da ragionare sul potere allucinogeno dei funghi locali, invece scrivo su whatsapp a Massimo Messina - commissario di percorso a Imola e amico fraterno di Kimi - e gliela butto là semplice: «Ciao Ma’, a Kimi gli devi dire che alla prima occasione che vince, deve sfoggiare la bandiera italiana. È la mossa che ci vuole, ora. Poi, vedrai, viene giù il teatro».

Massimo visualizza subito e mi risponde di riflesso: «Cavolo, se me lo dicevi ieri, ci ho parlato in serata... L’idea è bella, ma forse adesso è tardi... Però, aspetta, perché devo spedirgli delle foto e con l’occasione glielo dico, anzi gli trasmetto a nome tuo il messaggio che mi hai mandato, okay?». Okay, Massimo. Ma stai vago, digli alla prima occasione, non Monaco, ché se le cose vanno storte poi scappa fuori che porta sfiga il sottoscritto o Autosprint, neh.

Anzi, aspetta che tocco ferro... Ho un palo della luce davanti e per sicurezza lo cingo, mentre un vigile locale mi guarda, indagatore. Massimo riscrive subito: «Ehi, Kimi ha visualizzato... Se lo conosco bene e tutto va per il verso giusto, vedrai che sorpresone che ci fa, oggi, a tutti, e a noi per primi!».

Montecarlo, gara appena finita. Kimi scende e si cinge di tricolore. L’ultima volta l’aveva fatto in un giro pregara a Imola, l’anno scorso. Ma ora è diverso. Lo fa da vincente, anzi, in fuga iridata, da fresco pentatrionfatore, terzo italiano al top sul Principato da quando c’è la Formula Uno iridata, cioè da settantasei anni.

E non è tutto. Il baby si cinge della bandiera, la indossa a mantello e ci va nella post race room e poi anche sul podio, per completare il rituale. Chi lo precede, il francese Hadjar e lo scafato Hamilton, non mancano di salutare Principessa & Principe quando fanno ingresso alla premiazione, mentre Kimi, in piena trance agonistica, tira dritto, non fila nessuno e si va a mettere sul gradino più alto del podio.

Ecco, vedete, è vestito dalla bandiera e canta l’inno, bello felice e anche questo è un gesto rivoluzionario. Bernie Ecclestone dagli Anni ’80 in poi si batté tanto per eliminare le corone d’alloro, perché coprivano gli sponsor, impallavano i padroni del vapore nelle foto ricordo.

E invece non volendo, col candore del teenager, Kimi non si è fatto problemi, mettendo l’italianità gioiosa e il senso d’appartenenza sportivo davanti a tutto e tutti. 

Mi squilla il cellulare. È Massimo, il quale si sta facendo un pianto che più che italiano definirei greco, per qualità e quantità. 

Eh, sì, Kimi ha ascoltato e messo in pratica

Sportivo interattivo, ragazzo recettivo e, soprattutto, campione immenso. Grazie, Baby prodigio, anche di questa bellissima storia.