La resurrezione McLaren è realtà. Come al solito. Come sempre. La squadra più ritornante e inaffondabile della storia della Formula Uno, tira fuori per l’ennesima volta la testa da sott’acqua e si rimette nelle posizioni che contano in qualifica. E al via fila addirittura in testa alla corsa con Oscar Piastri, che parte meglio di chiunque e a sorpresa si mette a fare l’andatura, iniziando il suo mondiale con due gare di ritardo rispetto agli altri.
E poi eccolo fermarsi prima di tutti, bello aggressivo anche nella tattica, con un pit addirittura al 18esimo giro, per montare gomme dure e provare a dare fastidio alla Ferrari di Leclerc, anche se la cosa lì per lì non riesce. Mal gliene incoglie a entrambi, perché quattro giri dopo la Safety-Car, uscita subito dopo il secco botto di Ollie Bearman, cambia volto alla corsa, premiando di fatto tutti quelli che avevano aspettato a fermarsi.
Poco male. Quello della McLaren non era un fuoco di paglia, visto che l’australiano si mette a girare a un ritmo favoloso, diventando il sorprendente vice Antonelli di giornata, dimostrando che almeno in Giappone la vera vice Mercedes è proprio la vettura Orange. Strana, la vita. Nel giro di un paio di settimane il top team che non era riuscito neanche a partire nel Gp Cina, a Suzuka dimostra di aver recuperato in pieno l’affidabilità provando d’avere sia prestazione che consistenza. Con un Piastri finalmente in gara nel mondiale in un Gp lungo, con un’aggressività razionale che lo riporta ai momenti migliori dello scorso anno quando Oscar stesso sembrava, ragionando retroattivamente, l’Antonelli del momento.
D’altronde Andrea Stella come sempre s’era mostrato realista quanto sincero nel pregara, dicendo che le condizioni c’erano tutte per la McLaren per poter puntare al primo podio stagionale, che puntualmente è arrivato, guarnito da un secondo posto in prospettiva entusiasmante. Perché se è vero che la Mercedes sfodera la Power Unit nettamente più potente ed efficace, è anche innegabile che fino a oggi il matrimonio telaio-energia propulsiva elettronica era apparso deficitario assai.
Non va dimenticato, inoltre, che tra i team forniti dalla Mercedes la McLaren stessa è l’unico che accoppia la Power Unit tedesca a un retrotreno realizzato in casa propria, mentre sia Alpine che Williams, peraltro con risultati opposti, attingono a piene mani alla tecnologia e ai materiali messi a disposizione dalla Casa tedesca.
Detto questo la questione software in Giappone, su una delle piste più impegnative e probanti del mondiale, apparse finalmente sotto controllo. Per la prima volta in questo inizio campionato la squadra di Stella & Brown fila alla grande, riuscendo a mettere dietro entrambe le Ferrari e la Mercedes meno continua e fortunata, ovvero quella di Russell. Risultato che fino a poche ore dall’inizio del weekend nipponico sembrava addirittura impensabile.
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