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Gli Ulisse della Formula 1

© BMW

Individui coraggiosi, dal multiforme ingegno, che hanno viaggiato a lungo incontrando genti diverse e sofferto infinite pene, dedicando sé stessi ai propri compagni di avventura. In Formula 1 gli uomini - e le donne - che corrispondono alla decrizione che Omero diede di Ulisse non mancano. Eppure ce ne sono alcuni che hanno dovuto soffrire più di altri, compiendo viaggi tortuosi e ai limiti dell'umano per riuscire a tornare nella loro personale Itaca, ovvero sul sedile di una monoposto, in mezzo a cordoli, muretti e tribune gremite di tifosi festanti.

Ecco le storie di cinque Ulisse della Formula 1.

Ulisse numero uno: Niki Lauda

La storia più famosa tra quelle che abbiamo scelto di ripercorrere, e probabilmente anche la più dolorosa, è quella che meglio rappresenta il concetto stesso di Odissea. Non per la durata del viaggio, incredibilmente rapido se si considerano le premesse, ma per la sua intensità.

La cronaca è ben nota: durante il gran premio di Germania del 1976, sull'insidiosissimo circuito del Nürburgring-Nordschleife, Lauda perde il controllo della sua Ferrari, che impatta contro una roccia a lato del circuito e prende fuoco. Il pilota austriaco resta immobile nella monoposto che brucia, finché non viene soccorso da alcuni colleghi tra cui Arturo Merzario. Le conseguenze dell'incidente appaiono immediatamente gravissime, con ustioni su gran parte del corpo e soprattutto gravi danni ai polmoni.

Il recupero richiederebbe tempi lunghi, ma Niki non perde mai di vista la classifica con un James Hunt che recupera punti importanti nelle gare in cui lui è convalescente. Così nel GP d'Italia a Monza, circa quaranta giorni dopo il terribile incidente, l'austriaco è di nuovo in pista per difendere la sua leadership nel campionato. Sofferente, ferito, ma più determinato che mai a non cedere neppure un punto al rivale, a costo di patire le più atroci sofferenze.

Quel Campionato Lauda lo perderà decidendo di non correre la gara in Giappone, ma negli anni successivi si rifarà con gli interessi vincendo il Mondiale nel '77 con la Ferrari e nell'84 con la McLaren. Ritiratosi dalle corse diventerà consulente della Ferrari, team principal della Jaguar e infine presidente onorario non esecutivo della Mercedes negli anni dei trionfi di Hamilton e Rosberg. Ma soprattutto riuscirà a vivere una vita relativamente lunga - spegnendosi nel 2019 all'età di 70 anni - malgrado quanto subìto al 'Ring nel 1976. Di lui ha detto: "Mollare è qualcosa che un Lauda non fa" e nella sua vita ha ampiamente dimostrato di essere sempre rimasto sempre fedele a questo principio.

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