Quando la Ferrari lo ingaggiò a fine 2020, l'omonimo padre disse che in ogni caso, nel bene o nel male, sarebbe stata l’esperienza della vita perché essere un pilota del Cavallino significa venir ricordato per sempre.
Effettivamente il periodo in rosso di Carlos Sainz Jr. non è stato semplice, tutt’altro, e il finale, se vogliamo, si è rivelato ancora più amaro, considerato che sapeva ancora prima dell’inizio del Mondiale 2024 che quella sarebbe stata l’ultima annata a Maranello. Nelle sue quattro stagioni italiane, il madrileno ha vissuto diversi bassi e qualche alto, raccogliendo un totale di quattro vittorie: la prima a Silverstone nel 2022, quindi a Singapore nel 2023 e in Australia e Messico nella sua ultima danza modenese.
Passato alla Williams con tanta voglia di rifarsi, pur consapevole di avere tra le mani una monoposto decisamente meno prestazionale, nel 2025 è riuscito a mettersi in mostra in quel di Baku con un podio clamoroso e romantico, specialmente per i tifosi più “anziani”, cresciuti nel mito della piccola scuderia inglese diventata poi grande e quindi nobile decaduta.
Sainz, le sue difficoltà in Ferrari e l'exploit di Lewis
Chiamato a commentare la vittoria di Hamilton con la Rossa, il 31enne ha evidenziato l’importanza di sapersi adattare a qualunque genere di auto. “Quando arrivai a Maranello nel 2022 ebbi molta difficoltà a guidare quella macchina, ma nei due anni successivi fui in grado di leggerla maggiormente. Certe criticità possono segnare una carriera sportiva, perché di colpo sembri un incapace. Poi chiaramente se ti trovi bene su una vettura, per tutti sei un Dio”, ha esaminato il risultato di Ham declinandolo al proprio percorso ferrarista.
A dispetto di un Circus definito da molti una sorta di show su quattro ruote che assomiglia più ad un videogioco che ad una vera competizione motoristica, Carlitos ha tenuto a rimarcare l’impegno richiesto a chi è al volante. “È uno sport più difficile di quel che si possa credere”, il suo parere.
Tornando poi alla prestazione dell’ex Mercedes il figlio d’arte si è detto convinto che se non ci fosse stato il cambio regolamentare, non avremmo assistito a questa rinascita. “Se ci fossero stati ancora tre campionati da affrontare con le vecchie monoposto non avremmo avuto l’Hamilton di quest’anno”, ha chiosato esaltando poi il proprio lavoro a Grove e la propria capacità di cambiare macchina senza patire troppo, anche se ad oggi la classifica generale lo vede soltanto 14esimo con 6 punti.