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F1 e WEC: motori e pallottolieri

© Ferrari Media

Partiamo, come è sacrosanto che sia, dal cuore. E dal tributo a un uomo che di questo sport ha incarnato l’anima più pura. Alla splendida e palpitante doppietta della BMW a Spa, la prima nel WEC per la Casa di Monaco, c’è solo da spellarsi le mani per gli applausi. Soprattutto per quelle decalcomanie appiccicate sulle carrozzerie delle quattro vetture del Team WRT: “Grazie, Alex! – Il nostro eroe – R.I.P.”. Un omaggio all’indimenticabile Alex Zanardi, scomparso lo scorso primo maggio. E chissà, forse da lassù il grande Alex ha davvero spinto le LMDh bavaresi di Vincent Vosse, regalandogli sulla pista di casa un successo tanto atteso dopo 18 partenze in tre stagioni. E fin qui, l’epica. Lo sport. Quello vero, sudato sull’asfalto. Poi, però, si spengono i motori, si aprono le porte della burocrazia sportiva e si accendono i pallottolieri. Benvenuti nel magico (ma spesso tragico) mondo del Balance of Performance (BoP), l’invenzione con cui le alte sfere del mo- torsport hanno deciso che il merito, in fondo, è un concetto sopravvalutato.

Il trionfo della burocrazia sul cronometro

Allarghiamo il campo, perché c’è un limite anche all’indulgenza verso quello che, un tempo, ci vendevano come un “male necessario”. Oggi, nel Mondiale Endurance, i risultati in pista sono diventati un dettaglio pittoresco, quasi secondario. A dettare legge è il peso politico. È il Palazzo che sposta gli equilibri dell’intero sistema. E come ogni burocrazia che si rispetti, quando il trucco rischia di diventare troppo evidente, qual è la soluzione? Semplice: il segreto di Stato. Da quest’anno, con un bizantinismo che farebbe invidia ai peggiori censori, ogni comunicazione sul BoP è stata bandita. Vietato parlarne, vietato chiedere, vietato capire. Che le vittorie della Ferrari o i trionfi della Toyota siano visti come fumo negli occhi da chi tiene in mano le redini del WEC, è un segreto di Pulcinella. Ma la cura, a lungo andare, rischia di essere peggiore del male, svilendo l’essenza stessa della competizione.

Il mistero buffo di Spa

Prendete l’ultima gara. Una corsa pazza, con le M Hybrid V8 a festeggiare davanti alla Ferrari 499P di Fuoco, Molina e Nielsen. Ma facciamo un passo indietro, alle qualifiche. Qui va in scena il mistero buffo. Ricordate il duello per il primato a Imola? Bene, dimenticatelo. A Spa, le Ferrari 499P e le Toyota GR010 si sono ritrovate improvvisamente a elemosinare decimi per non essere sbattute fuori già dalla Top10 di qualifica. Fallendo, peraltro, nell’impresa.

Possibile che in poche settimane le due squadre siano diventati improvvisamente dei “bolliti”? O forse, più prosaicamente, i burocrati hanno caricato di piombo le loro ali, mentre regalavano cavalli invisibili ad altri? Già, perché qui scatta il paradosso. Senza voler mancare di rispetto a nessuno, viene spontaneo storcere il naso vedendo vetture come Peugeot e Aston Martin volare letteralmente sull’asfalto. Miracolo? Ingegneria divina? Difficile crederlo, visto che chi stava davanti non ha portato una sola novità tecnica tale da giustificare un’impennata di prestazioni del genere.

I valori in campo sono stati artificialmente ribaltati, nascosti da una cortina fumogena, ma perfettamente immaginabili a guardare le facce dei piloti. Come Antonio Fuoco, costretto ad allargare le braccia di fronte a un anonimo ottavo posto in griglia, staccato di quasi otto decimi (0”7) dalla vetta occupata dalla Peugeot 9X8 #94.

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