In attesa della Ferrari SF-26 che verrà svelata il prossimo 23 gennaio a Fiorano c’è già chi è uscito allo scoperto. L’ha fatto l’Audi venerdì scorso sulla pista di Montmelò per uno shakedown che è destinato a rimanere nella storia. Il motivo è semplice: l’ingresso della Casa dei quattro anelli nel Circus rappresenta l’ultima frontiera nella quale la Casa tedesca si cimenta nel motorsport. La sfida più grande ed estrema per chi da oltre quarant’anni ha vinto, rivoluzionato e innovato nel mondo delle corse. Debutta uno dei marchi che ha legato all’automobilismo sportivo gran parte della sua parabola ascendente. Sottolinea Gernot Döllner, Ceo di Audi AG e Presidente del Consiglio di Amministrazione di Audi Motorsport AG: «Per Audi, l’ingresso in F1 è un elemento fondamentale del continuo rinnovamento del nostro marchio.
Questo traguardo è una chiara dimostrazione della nostra ambizione all’avanguardia della tecnica». Il 2026 segna l’inizio di una nuova avventura per la Casa di Ingolstadt. Dopo i successi nel Mondiale Rally, Mondiale Endurance, Formula E e Grandi Raid, arriva la prova più difficile e avvincente: il debutto in Formula Uno, il confronto più probante per un Costruttore. In più di quattro decenni di motorsport Audi ha lasciato impronte gigantesche riempiendo la bacheca di titoli e trofei. In pratica ha vinto in tutte le sfide alle quali ha partecipato sbaragliando la concorrenza con l’innovazione. Un vero e proprio laboratorio da corsa come da Dna della Casa tedesca che ha sempre utilizzato le competizioni per provare in condizioni estreme soluzioni che sono state poi trasferite sulla produzione di serie. È stato così fin dalla prima avventura nel Mondiale Rally, all’inizio degli Anni Ottanta, con la soluzione delle quattro ruote motrici che rivoluzionò la storia della specialità portando i quattro anelli alla conquista di due titoli Costruttori e due titoli Piloti. Terminata l’avventura nei rally il dominio Audi si era poi allargato alla Pikes Peak (ben quattro i successi nella gara-icona delle salite in Colorado all’epoca ancora su fondo sterrato) preludio a un’avventura in pista che ha lasciato un segno indelebile. Prima l’Audi A4 regina nel SuperTurismo e poi la straordinaria era Mondiale Endurance culminata con la conquista di due titoli iridati e ben 13 vittorie alla 24 Ore di Le Mans. Una vera epopea prima con la R8 poi con la R10 prototipo determinante per la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie legate ai motori turbodiesel. A chiudere un ciclo senza precedenti fu la R18 etron, primo passo verso l’elettrificazione.
E proprio la Formula E è stata un’altra avventura nella quale Audi si è cimentata conquistando nel 2017 il titolo Piloti con Lucas Di Grassi e l’anno successivo la vittoria del titolo Costruttori. Infine l’ultimo trionfo direttamente connesso alla tecnologia derivata dall’esperienza in Formula E. In poco più di tre anni, 1145 giorni, dai primi disegni sul computer al successo alla Dakar con Carlos Sainz che, anche in questo caso, ha il sapore della rivoluzione: per la prima volta nella storia, infatti, a vincere la massacrante maratona nel deserto è una vettura a trazione elettrica con un motore termico utilizzato esclusivamente per la ricarica delle batterie. È stato solo l’ultimo capitolo che l’Audi ha scritto in oltre 40 anni di storia del suo reparto sportivo. Ora c’è la sfida più grande in F1. «Dobbiamo diventare un top team - ha raccontato nei mesi scorsi ad Autosprint, il team principal Mattia Binotto - Ci vorrà del tempo anche per una Casa come l’Audi per diventare vincente in F1, che è realmente un mondo a sé. Non conta avere vinto in altri ambiti per avere garanzie di successo. Penso che la F1 sia lo sport più complesso, e non solo nel motorsport. Questo, per dimensione e per tecnologia. La storia insegna che tutti i cicli vincenti in F1 si basano su un periodo di preparazione che va dai 5 ai 7 anni. Noi ci siamo dati l’obiettivo ambizioso del 2030. Vogliamo farcela in 5 anni: tre per costruire e due per consolidare». A Montmelò, venerdì scorso, l’Audi ha macinato i primi chilometri in F1. Sarà da tenere costantemente monitorata perché, la storia insegna, la Casa dei quattro anelli non vuole solo partecipare ma è abituata a vincere nonostante i suoi debutti non siano sempre agevoli, alla fine ha sempre centrato l’obiettivo.