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Monaco consacra Antonelli: talento, freddezza e leadership

© Getty Images

Ci sono piloti sensibili, simpatici, talentuosi, mediocri, proattivi, ingestibili, grintosi e vittimisti. Poi ci sono i leader che alimentano lo spirito di squadra e anche i piloti autoassolutori, tendenzialmente inutili per una squadra che vuole essere al top. Infine, ci sono i piloti con la P maiuscola. Ebbene, il GP di Montecarlo dello scorso weekend ce li ha fatti conoscere tutti, ammesso che non ci fossimo già accorti prima di che pasta fossero fatti…

Tra tutti questi prospetti ce n’è però uno che – ormai possiamo dirlo a voce alta – ha letteralmente spaccato questa F1. Andrea Kimi Antonelli, 19 anni, da Bologna. Insieme a Lindblad, è il più giovane della compagnia. Trenta GP totali in curriculum. Quattro pole position e cinque vittorie in soli sei weekend. 66 punti di vantaggio sul secondo nella Classifica Piloti. E soprattutto lo stesso sorriso e la stessa serenità di quando sognava di arrivare nel Paese dei Balocchi in cui oggi sta facendo l’attore protagonista.

Kimi non è una sorpresa: è la conferma di ciò che già sapevamo

Abbiamo parlato di Kimi fin dal suo esordio in F1, ben consci personalmente di ciò che avremmo potuto aspettarci dopo ciò che aveva dimostrato negli anni precedenti. Sportivamente, ma anche e soprattutto umanamente. Ne abbiamo però sempre parlato a bassa voce. Sia l’anno scorso, quando una buona parte di appassionati e addetti ai lavori attendeva con scetticismo la caduta dell’astro nascente, sorridendo ad ogni suo passo falso. Sia dopo le prime performance di questo 2026, quando l’euforia si stava espandendo a macchia d’olio e, puntualmente, tutti saltavano sul carro del vincitore all’insegna dell’io-l’avevo-detto…

Noi, che invece abbiamo sempre predicato calma e prudenza, step by step, per non caricare di troppa pressione un diciannovenne arrivato da cinque minuti nella categoria top del Motorsport mondiale, oggi possiamo permetterci di scrivere serenamente che il ragazzo sta mostrando quello che sapevamo. E sta prendendo sportivamente a mazzate le ambizioni di tutti i suoi avversari. 

Russell si arrende troppo presto: il limite è nella testa

A cominciare dal suo compagno di squadra, il quale, dopo le prime esternazioni da perdente di Montreal, ha già gettato la spugna. "Sono al di là della frustrazione. I sogni per il campionato sono andati, me li sono messi alle spalle”, ribadito a fine gara, ci dà la cifra caratteriale di un pilota che dovrebbe invece essere conscio di guidare la vettura più forte e di avere davanti a sé ancora ben 16 Gp da disputare. Certo che scoprire che quel ragazzino che gli stava costantemente dietro sia in qualifica che in gara oggi gli dà mediamente un paio di decimi al sabato ed ha preso il volo in campionato, non è sicuramente piacevole. Comprensibile dunque la depressione, ma inammissibile l’abbandono… “It’s not over when you lose, it’s over when you quit”. 

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