Ci sono cattedrali costruite sulla sabbia, che scintillano sotto milioni di watt artificiali, e ci sono vecchie pievi d'asfalto che sanno di alberi, di storia e di benzina. Quando la tempesta si alza, è alle vecchie pietre che si torna a chiedere riparo. Il Medio Oriente oggi è un rebus troppo complicato, una terra che scotta. Il calendario patinato della Formula 1, quello disegnato per inseguire lusso ed esotismo, si scopre improvvisamente fragile, orfano delle sue notti nel deserto. E allora, a chi telefona il circo quando ha bisogno di una casa sicura?
Guarda verso l'Europa. Guarda verso di noi.
Sul Santerno c'è una fiamma che cova sotto la cenere. L'erba è già tagliata, i cordoli sono lucidi. Il sogno meraviglioso di rivedere Imola nel Mondiale, chiamata ancora una volta per tappare la faglia aperta dalle assenze in Medio Oriente, è una suggestione fantastica. Imola sa aspettare; Imola sa che, alla fine, si torna sempre dove lo sport ha radici profonde.
Il WEC cerca rifugio in Europa
Sembra un déjà-vu. Un nastro che si riavvolge e ci riporta a un tempo che pensavamo archiviato. L’abbiamo già fatto. Ricordate il 2020? Quando l'aria era malata, i confini sbarrati e il silenzio assordante. Allora fu l'Italia a tendere la rete sotto il trapezista che cadeva nel vuoto. Tre Gran Premi di Formula 1, un miracolo logistico e sentimentale: la vertigine inedita del Mugello, la liturgia laica di Monza a porte chiuse, il ritorno romantico e dolente della stessa Imola. E non salvammo solo l'asfalto. Il Mondiale Rally trovò scialuppe di salvataggio in Sardegna, per poi chiudere i conti con l'eresia meravigliosa di Monza a dicembre, con le auto di traverso sulla Parabolica sotto la pioggia mista a neve. Un'allucinazione bellissima.