L'unico che la prende un po' sul ridere, è Lance Stroll: "Con Fernando ci siamo divertiti, ci giochiamo la 'Coppa Aston Martin'". Se riuscire a sorridere nelle difficoltà è un dono, allora complimente a Lance: perché purtroppo ci vuole forza di volontà a sorridere osservando la Aston Martin vista in azione nel Gran Premio del Giappone, sulla pista di casa della Honda.
Prima l'affidabilità, poi la prestazione
Finalmente, al terzo round stagionale, una delle due AMR26 ha visto il traguardo (quella di Alonso), ma le buone notizie finiscono qui. Anche perché l'obiettivo dichiarato era vedere il traguardo con due macchine e non una sola, a conferma di come i problemi siano tutt'altro che svaniti. Perché in questo momento, a Silverstone (e nemmeno a Sakura) possono permettersi di parlare di prestazione e quindi di risultati: sono come un atleta che prima di ricominciare a competere deve rimettere a posto il fisico, per cui ogni allenamento completato è un passo in più verso la guarigione. Chissà quanto tempo passerà prima che la Aston Martin possa definirsi "guarita": anche perché più tempo ci vorrà, più poi sarà il lavoro di sviluppo da fare, perché gli altri non stanno fermi.
Integrazione PU-telaio da migliorare
In tutto il tempo che serve e servirà alla Aston Martin per raggiungere la totale affidabilità, gli altri infatti continueranno a sviluppare, col rischio che la AMR26 possa riscoprirsi con un divario prestazionale ancora maggiore rispetto alle prime gare. È il rischio che si corre quando, girando poco, non si mettono insieme dati utili per lo sviluppo: perché il guaio è che in questo momento la Aston Martin è impossibilitata a muoversi sulla vettura, dal momento che prima deve essere certa di aver trovato solidità. Il team, per certi versi, è ancora in una fase primordiale dello sviluppo: perché le vibrazioni ci sono ancora e questo significa che l'integrazione tra telaio e PU Honda è ancora lontana dall'essere perfetta. Questo, infatti, è un punto focale della faccenda: il RA626H è indubbiamente indietro di potenza e affidabilità, ma è stato messo su un telaio (e su un cambio) che di certo non ne facilita l'integrazione e su una carrozzeria che indubbiamente non lo aiuta a respirare (al punto che il team ha non a caso lavorato su una carrozzeria meno aggressiva). Mike Krack in persona ha ammesso che anche la vettura ha problemi slegati dal motore: il telaio è pesante, superiore al peso minimo e manca prestazione alle alte velocità.
Gli altri non guardano e Cadillac scappa
Dicevamo, però, che gli altri non stanno a guardare: e lo si è visto bene proprio a Suzuka, dove la Honda non è riuscita ad evitare l'onta di una qualificazione in ultima fila (peggior risultato stagionale) con entrambe le vetture che spinge. Alonso, che può rallegrarsi solo per la neo-paternità (a proposito: auguri), non ha nemmeno più voglia di urlare via radio "GP2 engine", come accaduto proprio a Suzuka undici anni fa: questo perché all'epoca con almeno qualcuno lottava, mentre oggi è impossibile. L'unico rivale con cui se l'è giocata è stato proprio Stroll, fino al ritiro di Lance: bravo il canadese che per una volta è stato in grado di stare a lungo con Fernando. Se lo spagnolo è giunto 18°, oltre ai ritirati Bearman e Stroll, è perché Albon si è messo a fare test per la squadra con pit-stop supplementari, mentre Bottas ha avuto alcune complicazioni, al punto da rimediare ben 45" dal compagno di squadra Perez (Valtteri era su strategia opposta rispetto a Sergio, ovvero dura al via e media per il finale).
Tuttavia, è proprio Perez a dare la misura delle difficoltà della Aston Martin rispetto alla Cadillac: Alonso, che aveva la media e non la dura come Checo nello stint finale, ha rimediato 29"732 dal messicano. Nando aveva la media (ha messo la hard per due giri in regime di SC e poi ha rimesso la media), l'ex Red Bull la dura: Alonso può avere accusato più degrado, ma è un divario troppo grande per essere ricondotto al semplice consumo della gomma, dal momento che in Giappone non si è visto un calo così drastico nel rendimento dei pneumatici. La verità, molto schietta, è che con gli aggiornamenti (minori) portati sulla MAC-26 a Suzuka, la Cadillac ha momentaneamente staccato la AMR26, nel Sol Levante desolatamente ultima forza in griglia. E attenzione, perché il team americano ha già fatto sapere di avere in serbo un altro pacchetto di aggiornamenti per Miami, teoricamente più corposo: a Silverstone è sempre più allarme.