Panta rei, diceva Eraclito. Tutto scorre. Espressione famosa, quasi famigerata, che può indicare il cambiamento come qualcosa di semplicemente ineluttabile, l'instabilità come condizione umana da accettare, un'idea di vita che scorre veloce, un per sempre impossibile da afferrare o la naturale successione degli eventi.
Tutto passa insomma, anche nello sport: grandi cicli e grandi vittorie lasciano il posto a delusioni e grandi sconfitte, personaggi, macchine e motore che ieri vincevano e magari, oggi, proprio nella loro amatissima Suzuka, devono accettare che quanto vissuto negli ultimi quattro anni al GP Giappone è stato qualcosa di oggettivamente sensazionale, ma difficilmente replicabile. Oggi, per Max Verstappen, la sua Red Bull e soprattutto la Honda, immaginare di rivivere certe emozioni come nelle ultime quattro stagioni è fuori dalle argomentazioni della logica.
Quattro anni da supereroi
Sono stati quattro anni di trionfi e di gioie, per Verstappen, Red Bull e Honda dalle parti di Suzuka. Solo che quest'anno, il rischio concreto è di vivere di ricordi: non solo perché è la prima Suzuka da separati, ma anche perché per tutti e due immaginare una vittoria è proibitivo al limite del fantascientifico. Se a Max servirebbe un miracolo, non si osa immaginare cosa dovrebbe servire ai giapponesi che oggi spingono, a fatica, la Aston Martin di Newey, un altro che in vita sua a Suzuka si è tolto le sue soddisfazioni. Per cui, alla vigilia del fine settimana nipponico, sovviene naturale raccontare, o meglio ricordare, ciò che sono stati la Red Bull e la Honda insieme, soprattutto nella prefettura di Mie, con un Verstappen capace di prendersi quattro pole e quattro vittorie consecutive a Suzuka, come nessuno era mai riuscito a fare. E capace di diventare, proprio come Senna, una leggenda vivente nel Sol Levante.
In Max Verstappen, infatti, la Honda aveva trovato il terminale perfetto dei suoi sforzi: così come Senna aveva nobilitato i propulsori della Honda a bordo di una McLaren, lo stesso ha fatto Max su una Red Bull. Le quattro vittorie sono state quattro perle: nel 2022, sotto il diluvio, vinse con un sorpasso all'esterno su Leclerc, scappando su pista bagnata; nel 2023 doveva rifarsi dopo l'unico vero passaggio a vuoto della Red Bull di quella stagione, e dominò sin dal primo giro in FP1; l'edizione 2024, la meno "epica", fu utile a riprendersi dopo il ko di Melbourne, mentre l'anno scorso è servito per scrivere un pezzetto di storia: su una Red Bull dipinta di Sol Levante per omaggiare l'ultimo GP del Giappone con i nipponici, Max compì un'impresa in qualifica ed in gara.
Tutto scorre
Quest'anno non ci saranno livree celebrative, perché il suo motore la Red Bull se lo fa in casa mentre la Honda con l'Aston Martin ha poco da festeggiare: più che pensare ai giorni gloriosi con Max, occorre evitare in tutti i modi momenti da "GP2 engine", parafrasando un altro campione del mondo, Alonso, che invece i giapponesi li ha sempre incontrati nel momento sbagliato. Panta rei, diceva Eraclito: tutto scorre. Anche i giorni migliori. E la miglior medicina per chi dovrà vivere una Suzuka presumibilmente molto diversa dal recente passato, è non cedere alla nostalgia, non vivere di ricordi e non logorarsi per il presente: non piangere perché è finita, ma sorridi perché è successo, dice il vecchio saggio. Perché tutto scorre nella vita, e niente è per sempre. Neanche i cicli più grandi.