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Piastri al bivio, restare in McLaren o fare il leader in un team "perdente"?

© APS

La mancanza di esperienza e di maturità può mettere in crisi anche i talenti più cristallini. A tal proposito chiedere ad Oscar Piastri, nel 2025, alla sua terza annata in F1, capace di comandare la classifica salvo poi, al giro di boa, scivolare indietro a causa di problematiche che lo hanno destabilizzato facendogli perdere calma e lucidità.

Sfortunato ad inizio 2026 con due ritiri in altrettante gare, l’australiano è tornato a calcare il podio il Giappone e in Florida, dando prova di aver cominciato a rimettere assieme i pezzi del puzzle. Veloce, ma discontinuo e non esente da errori, il pilota McLaren si trova, al momento, in una posizione piuttosto delicata, ragion per cui solo con una maggiore regolarità potrà pensare di salvare il suo sedile.

Chiamato ad esprimersi sul futuro del pupillo di Mark Webber in quel di Woking, l’ex ingegnere di pista Ferrari e Williams Rob Smedley non ha nascosto le proprie perplessità circa la bontà di un eventuale strappo a fine campionato in corso.

“Quando si fatica nel confronto diretto con il proprio compagno l’unica opzione è andare in una squadra peggiore e priva di ambizioni iridate che però ti permetta di diventare il riferimento. L’ho visto accadere diverse volte, ma non ha mai funzionato, o perlomeno il pilota non ha mai dimostrato di essere più felice”, la sua riflessione al podcast High Performance Racing  sull’unica alternativa attualmente fattibile per il driver di Melbourne.

L’addio alla McLaren potrebbe costare caro a Piastri

Sempre sull’avvenire del campione di F2 del 2021 ha detto la sua Otmar Szafnauer, a lungo al vertice del muretto tra Force India e Alpine. “Quando lasci per andare in una scuderia meno competitiva, devi dimostrare di esserne il pilota numero uno.  Successivamente però anche il team stesso deve crescere per diventare il migliore e questa combinazione di elementi raramente si verifica, specialmente se si tratta di passare dal terzo al primo posto”, l’analisi del manager statunitense.

L’ostacolo principale è rappresentato dalla ciclicità dei rapporti di forza nel Circus. “Le supremazie vanno a periodi. Abbiamo avuto sei/sette anni Mercedes, quattro/cinque Red Bull e una decina sono stati quelli targati Ferrari e Michael Schumacher. Dunque, decidere di andare via per essere il fulcro di una squadra significa accettare di non essere in quella più forte, ha infine concluso il suo pensiero.