Poche storie: non c'è dubbio su chi sia il team più atteso del 2026. Non potrebbe essere che la Aston Martin, la scuderia che da anni prepara il terreno per questa rivoluzione tecnica: il campus tecnologico è nuovissimo, c'è la fornitura della Honda in esclusiva ed è arrivato persino Adrian Newey.
Le speranze: far fruttare gli investimenti
Aston Martin, Honda, Newey: in ordine non necessariamente d'importanza, sono i tre grandi nomi che Fernando Alonso si gioca in quello che potrebbe essere davvero l'ultimo anno di una carriera lunghissima. A venti anni esatti dal suo secondo e finora ultimo titolo iridato vinto in F1, lo spagnolo è probabilmente all'ultima mano per tentare di far saltare il banco e conquistare così il suo terzo alloro; le speranze ci sono tutte, anche se sarà complicato partire subito da primi della classe. Più umilmente, il team punta a fare il primo passo, ovvero vincere almeno una gara: perché insieme alle strombazzanti aspettative bisogna unire qualche cucchiaio di realismo, e da Silverstone fanno sapere di non reputarsi ancora un team così sviluppato e amalgamato da potersi permettere l'imperativo di vincere subito.
I paralleli sono a metà tra la Red Bull del 2009 e la Mercedes dell'anno dopo: in entrambi i casi servì un determinato percorso prima di dare l'assalto ai titoli iridati. Certo è che Lawrence Stroll negli anni non ha badato a spese ed ora si augura di far fruttare certi investimenti faraonici: la AMR26 è figlia delle intuizioni di Newey e questa già di per sé potrebbe essere una garanzia, in più ci saranno partner che lavoreranno in esclusiva come Aramco, Valvoline e soprattutto Honda, il che può essere un vantaggio. La speranza, per loro, è che un vantaggio possano esserle anche le ore di galleria del vento e CFD in più rispetto ai primi della classe: forse è questo l'unico aspetto positivo del deludente 7° posto ottenuto nel 2025.
Le ansie: tanta (troppa?) luce dei riflettori
L'altra faccia della medaglia è che la luce dei riflettori possa essere tanto forte da risultare abbagliante. Essere i grandi attesi spesso può essere un fastidio, piuttosto che un incentivo: ed in casa Aston Martin qualche punto interrogativo permane, nonostante il percorso di sviluppo intrapreso ormai già da qualche anno da parte del team. Far ragionare all'unisono tante teste pensanti sarà una sfida, mentre dall'altra parte del mondo si aspetta la Honda: i giapponesi spesso arrivano, ma non sempre partono bene. E' accaduto anche circa un decennio fa, quando l'arrivo (con McLaren) nel 2015 fu disastroso e ci vollero anni (e la collaborazione con la Red Bull) per svoltare davvero. Quello di una Honda alle prese con un progetto all'altezza non da subito è una paura concreta, forse più per il recente passato che altro; in casa Aston Martin non si darà nulla per scontato.
Del resto in vita sua, seppur raramente, pure Newey ha sbagliato qualche macchina; da subito si è speso nel dire che i due mesi persi nella progettazione (era ancora in gardening dopo l'uscita da Red Bull) ad inizio 2025 possono pesare, oltre a segnalare alcune cose da mettere a posto al simulatore nelle sue prime settimane a Silverstone. La paura più grande insomma è che la montagna partorisca un topolino: tanta fatica e tanti investimenti solo per restare nel limbo di metà griglia. Timori magari non del tutto fondati ma comprensibili, per un progetto che da anni aspetta l'ora del decollo: riuscirà a sollevarsi definitivamente in questo 2026? Il ritardo nell'assemblaggio della AMR26, costato parecchie ore di test, non è stato il migliore degli inizi, ma c'è tempo (e ci sono risorse) per recuperare.