Nelle varie udienze non sono mancate le scene grottesche. Prima di tutto, la Pirelli continua a non capire cosa ci fa sul banco degli imputati, visto che non è un concorrente del mondiale. La spiegazione Fia è che sono sottoposti a giudizio in quanto avrebbero dovuto informare tutte le squadre della possibilità data alla Mercedes. Invece il test è stato tenuto segreto.
La Fia - rappresentata dall’avvocato Mark Howard - ha contestato invece alla Mercedes il fatto di avere svolto il test in palese infrazione dell’articolo 22 del codice sportivo. «Il fatto che Charlie Whiting (il delegato federale, ndr) abbia autorizzato o no la prova irrilevante. L’unica autorizzazione poteva arrivare dal Consiglio Mondiale».
Al che Paul Harris, legale della Mercedes, ha tirato in ballo anche la Ferrari (già pienamente scagionata dal potere sportivo) per il test con la monoposto 2011: «Fra le vetture di due anni fa e quelle di oggi c’è mezzo seecondo al giro, una differenza minima. Quindi sono “sostanzialmente simili” e anche la Ferrari ha infranto le regole». Mercedes tira fuori un altro cavillo: «Come “test” si definisce attività in pista intrapresa dalla squadra. Questo test invece l’ha organizzato, pagato, “intrapreso” la Pirelli».
Infine Ross Brawn, presente con il direttore sportivo Ron Meadows e il capo ingegnere Andy Shovlin, ha fatto presente che «Dal test la squadra non ha ricavato nessun beneficio. Non sapevamo che pneumatici stavamo usando e la nostra telemetria era quella di normale funzionamento».
Insomma, alla vigilia si era parlato di un procedimento rapidissimo che doveva tener conto solo di una questione di fondo (c’è stata o no infrazione alle regole?) e non dei dettagli Invece la discussione si è frazionata proprio sulle “Interpretazioni”. Da notare che all’udienza, a sorpresa, si è presentato Chris Horner della Red Bull.