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La Ferrari si sdoppia

Luca di Montezemolo guarda avanti. Non troppo, però: «Mi rompo non dico cosa, a sentire parlare di prospettive 2014. Parliamo del 2013. E di quante possibilità ci sono di prendere solo sei decimi e non un secondo e mezzo nei prossimi test di Jerez di inizio 2013». Scherza, il presidente, visto che il clima è quello della cena natalizia. Ma non troppo. Il presidente della Ferrari, dividendosi tra politica e F.1, reduce da un incontro con il capo del governo Monti, ha incontrato mercoledi sera la stampa automobilistica per fare il bilancio della stagione appena conclusa. E'  tornato sui soliti argomenti, la terza macchina dei top team, il rispetto delle regole tecniche da parte delle altre squadre, ha elegantemente glissato sul caso della bandiera gialla di Vettel a Interlagos smorzando qualsiasi accenno di polemica e ha invocato - come al solito - una F.1 più vicina alle automobili che ai missili, meno dominata dall'aerodinamica e più dalla meccanica. Poi ha anche smentito le voci di qualche dissapore fra la Ferrari e Alonso maturati nei giorni frenetici del dopo Interlagos.

«L’unico rimpianto è di non avere avuto una macchina abbastanza veloce per vincere. Per il resto, il bicchiere mezzo pieno, l’affidablità ci ha permesso di arrivare a giocarci il mondiale fino all’ultimo, partenze e pit stop sono stati i nostri punti di forza, le strategie di gara perfette a parte forse un errore in Canada dove abbiamo sottostimato il decadimento delle gomme». 

Ma la grossa novità che Montezemolo e Domenicali hanno annunciato è una nuova organizzazione di lavoro del reparto corse. Che si sdoppia. Per dividere gli impegni fra la stagione imminente e quella della svolta tecnica, ci saranno a Maranello due gruppi di lavoro distinti: uno, quello per la vettura 2013, coordinato da Simone Resta, l’altro, quello del 2014, affidato a Fabio Montecchi. Montezemolo non risparmia le frecciatine a Bernie Ecclestone: «Lui è un ‘one man show’, abituato a costruire tutto da solo. E fa fatica a sposare il nuovo. Prima o poi ci sarà un avvicendamento».

Alberto Antonini

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