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Ferrari, la sfida più grande

Tre gare per sapere se la Ferrari è diventata grande. Dopo otto Gran Premi Fernando Alonso guida la classifica grazie a due vittorie, altri due arrivi a podio e soprattutto al fatto di essere l’unico pilota sempre a punti in questo mondiale. Adesso però, arriva una sequenza di Gran Premi molto delicati. «Sono preoccupato - ha detto nei giorni scorsi Luca di Montezemolo - e lo dobbiamo essere tutti. Abbiamo davanti tre gare difficili». A iniziare da Silverstone, tra due domeniche. Un circuito diversissimo dagli ultimi su cui si è corso, perché si frena poco e le sollecitazioni sulle gomme - di mescola Hard e Soft come a Barcellona - sono soprattutto laterali e non longitudinali come nelle gare “stop-and-go” tipo Montreal.

La Ferrari presenta, per il Gp di Gran Bretagna, altre novità aerodinamiche, presumibilmente l’alettone anteriore che a Valencia è stato portato solo per anticipare lo sviluppo e le componenti derivate, come i deflettori. Sulla carta, il tracciato si addice alla F2012 perché - come siega Stefano Domenicali - “la trazione conta poco” e ci sono curve più veloci che lente. Proprio in Inghilterra, un anno fa, Alonso ottenne l’unica vittoria del 2011, nell’unica gara in cui venne bandito l’effetto “jet” dato dagli scarichi. Ora questo effetto - nelle debite proporzioni - ritorna, in parte, sulla Red Bull evoluta. La Ferrari stima che il gap dalla RB8 sia ora di tre decimi.

Ma Alonso, per ora, pensa soprattutto al calcio e alla finale Italia-Spagna di domenica. «Ho sofferto per la mia Spagna in semifinale, ho gioito per l’Italia. Due nazioni nell’occhio del ciclone, in gravi difficoltà economiche, sono le migliori d’Europa, almeno nel calcio. Bella rivincita, no?».