Home

Formula 1

Mondo Racing

Rally

Pista

Foto

Video

Formula E

Autosprint

LIVE

Ferrari e Antonelli, la dolce eresia

© Getty Images

C’è una strana ma dolce eresia che attraversa l’Italia dei motori alla fine di questa estate inquieta, mentre il vento del Mare del Nord ricomincia a spazzare le dune di Zandvoort. L’Italia, lo sanno tutti, è una repubblica fondata su una religione monoteista. La Ferrari. Non ammette dèi all’infuori di lei. Il rosso non è una vernice, è un gruppo sanguigno. È appartenenza, dannazione, estasi.

Eppure, c’è un battito irregolare. Un peccato confessato a mezza voce nei bar, tra un caffè e l’attesa del semaforo verde.

Il cuore diviso tra Ferrari e Kimi Antonelli

Da una parte ci sono loro, i custodi del Graal. Sir Lewis e il Principino. Hamilton, il sovrano arrivato al suo secondo anno a Maranello, un cavaliere antico in cerca di immortalità che vuole dimo strare di poter domare definitivamente la belva rossa. E al suo fianco Charles Leclerc, il talento di casa, il figlio adottivo a cui abbiamo affidato l’anima, i sospiri e le illusioni. A loro due chiediamo il miracolo, la liturgia domenicale, la redenzione. Sono l’avanguardia del nostro tifo cieco e assoluto.

Dall’altra c’è il ragazzino. Kimi. Faccia pulita, l’accento di casa nostra, l’audacia quasi insolente di chi non ha bisogno di chiedere permesso. Si è andato a sedere sul trono d’argento che fu di Hamilton. Guida la macchina del nemico, la Mercedes. Quella che per anni ha tolto il sonno, e i titoli, al popolo ferrarista.

Dovrebbe essere l’antagonista perfetto. L’usurpatore. Invece no.

Quando il pilota italiano fa innamorare anche i ferraristi

Invece l’Italia si scopre dolcemente divisa. Soffre di un meraviglioso strabismo del cuore. Tifa la scocca, ma si innamora del pilota. Guarda le due Ferrari di Charles e Lewis e invoca la doppietta con la furia dei devoti, poi guarda la Freccia di Antonelli e sorride. Di un orgoglio intimo, sanguigno e immenso. Il ragazzino che va più veloce della paura ha fatto breccia nel muro di Maranello. Ci ha restituito la gioia di tifare un nome, prima ancora che un colore.

Ma Zandvoort è solo l’anticamera del delirio, l’antipasto freddo prima del banchetto sacro. Perché la vera rivoluzione, l’anomalia che farà tremare la terra, ha già un nome e un luogo. Monza.

Comunque vada tra le dune olandesi, Kimi Antonelli varcherà i cancelli del Tempio della Velocità guardando tutti dall’alto in basso. Ci arriverà da leader del Mondiale di Formula 1. Un italiano in testa al campionato, al volante della corazzata tedesca, pronto a sfidare le due Rosse nella loro tana. È il paradosso perfetto, l’incrocio di destini scritti al contrario. L’Italia, a settembre, chiuderà gli occhi, stretta tra due amori impossibili da separare. E in fondo sa che, per la prima volta dopo decenni, quando li riaprirà potrebbe avere comunque un motivo per piangere di gioia.