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Il duello del secolo

Ci sono anni che non passano. Che restano lì, inchiodati sull'asfalto, a bruciare per sempre. Il 1976 non è una data, è uno spartiacque. Un muro del suono infranto dalla storia. Prima, la Formula Uno era un circo di cavalieri del rischio, un club per uomini con molto fegato e poca paura della morte.

Dopo, è diventata un'altra cosa. Un'epica globale, un romanzo popolare. La stagione che ha cambiato il volto dei motori ha il sapore del sangue e lo spessore delle lamiere contorte. Tutto in un anno. Tutto in un duello che sembrava scritto da uno sceneggiatore sadico. Niki Lauda e James Hunt. L'Austria e l'Inghilterra. Il computer e l'animale da festa.

Da una parte l'uomo che aveva calcolato tutto, che guidava con la testa, freddo, spietato, preciso come un orologio. Dall'altra il capellone biondo, l'istinto puro, quello che vomitava prima di salire in macchina e beveva champagne appena sceso. La disciplina contro il caos. L'apollineo e il dionisiaco che si sfidano a trecento all'ora, in un balletto mortale dove l'errore non prevede sconti. Poi arriva il primo agosto. L'Inferno Verde del Nürburgring.

La Ferrari numero 1 sbatte, prende fuoco. Diventa una pira funeraria. Lauda imprigionato nelle fiamme, salvato dai colleghi. Arturo Merzario che infila le mani nel fuoco. Lunger ed Ertl. Eroi per caso. La carne brucia, i polmoni si riempiono di fumi tossici. Lauda è dato per morto. Un prete gli dà l'estrema unzione. Ma Niki non ci sta. Rifiuta la fine. È un sopravvissuto. Quaranta giorni dopo, con la testa fasciata e le piaghe aperte che sanguinano nel casco, è a Monza. Quarto. Un miracolo laico, doloroso. 

Il destino ha deciso di chiudere il sipario in Giappone, al Fuji. Sotto il diluvio universale. L'acqua spegne il fuoco, ma annega anche la visibilità. Lauda si ferma. La mia vita vale più di un titolo, pensa. Il coraggio di ammettere la paura, l'atto più umano di una macchina programmata per vincere. Hunt continua, rischia l'osso del collo, buca una gomma, rimonta, arriva terzo. Campione del mondo per un punto. Un punto di scarto tra la gloria e il baratro.

Tra chi ha scelto di vivere e chi ha scelto di giocarsela fino in fondo. In questo numero speciale da 132 pagine, abbiamo voluto fermare il tempo. Siamo tornati in quel 1976 per strappargli i segreti che ancora nascondeva. Non troverete solo la cronaca. 

Troverete l'anima di quell'anno descritta da Roberto Boccafogli che è nato ad Autosprint fino a diventarne direttore. Interviste esclusive, testimonianze inedite di chi c'era, di chi ha respirato quella polvere e ha sentito la puzza di benzina. Abbiamo aperto gli archivi per regalarvi immagini stupende, brutali e magnifiche. Foto che grondano acqua, fatica e passione. È un viaggio verticale nell'anno zero. 

La prossima settimana allacciatevi le cinture e sfogliate lentamente. Perché in queste pagine c'è la vita vera. Quella che non frena mai. Abbiamo messo su carta una stagione che ha preteso un tributo altissimo, ma che in cambio ha consegnato questo sport all'immortalità. Il 1976 è qui, vivo, e corre ancora velocissimo.