Lando Norris dopo aver sconfitto il suo doppio vola!

Pubblicato il 31 agosto 2026, 15:27 (Aggiornato il 31 agosto 2026, 14:07)
Attenti a Lando Norris. Attenzione al ragazzo dai capelli mossi, dagli occhi accesi e dal sorriso ondulato. E per un motivo semplice. Non è più Lando Norris step 1, ormai ha ben poco a che vedere col forte ma vulnerabile Orange che fu, no, questa è la sua versione potenziata. Proprio come la McLaren, che dopo la catastrofe di inizio stagione s’è fatta dare il libretto delle istruzioni dalla Mercedes per far funzionare finalmente a dovere la power unit, anche sviluppando, modificando ed evolvendo di suo la MCL40, fino a farla tornare a livelli compatibili con la competitività del team nell’anno precedente. Ma parlando del campione del mondo in carica il discorso è più complesso e interiore e sa tanto di metamorfosi esitenziale. Giusto un anno fa Lando viveva il momento più triste e deprimente della sua vita. La sua McLaren si era rotta in Olanda, facendogli vedere la fine del Gran Premio da un terrapieno, mentre il mondiale stava scivolando inesorabilmente in direzione del suo compagno di squadra Oscar Piastri. Già: Oscar alle stelle, Lando Fritto.
La riscossa di Lando
Poi qualcosa è scattato, da Monza in poi. Piastri s’è reso protagonista di cinque incidenti in serie in momenti cruciali, mentre Lando non ha fatto altro che attaccare senza sbagliare mai, incamerando un mare di punti. Tanto da tener dietro alla fine per due lunghezze il dilagante Max Verstappen, autore proprio da Monza di un recupero devastante, la classica rimontona che demolirebbe psicologicamente anche Nembo Kid.
Non Lando Norris. Lui ha tenuto. Alla grande. E al termine di Abu Dhabi 2025, la serata più ansiogena, sofferta e torturante della sua vita, ha capito che il sogno della vita era realtà e non più un incubo. Campione del mondo. A 26 anni. Per raggiungere il traguardo sognato da milioni di piloti e miliardi di appassionati, lui ci ha messo quanto un ingegnere per prendere la laurea. Fantastico. E soprattutto inscalfibile, indelebile, meglio di un tatuaggio. Un titolo mondiale è per sempre.
E alla storia che per riuscirci ha dovuto sconfiggere Verstappen crediamo tutti, ma sappiamo benissimo che non è vera fino in fondo. Perché il più grande rivale nella vita e nella carriera di Lando Norris è stato non certo Max, ma Lando Norris stesso.
Norris contro sé stesso
Il doppio maligno, il doppelgänger beffado e satollo, figlio di famiglia ricchissima, l’ombra incasinante, l’altro da sé ma anche il sé altro che suggerisce cose cattive all’autocoscienza. Così come c’è uno Spiderman rosso e azzurro, ce n’è un altro nero che deprime quello canonico, ovvero la sua versione distruttiva e autodemolitrice. Ecco contro chi ha combattuto, Lando Norris. Contro un Lando color notte che gli suggeriva: «ma no, dai, tu sei uno fortunato, anche troppo, dalla culla. Hai la trippa piena, non puoi avere la rabbia ancestrale di Verstappen, tantomeno le di lui classe e cattivera, alla fine sarà quel mezzo matto ad aver sempre ragione, a punti e in pista. Su, rassegnati, ché sei nato pasciuto e fortunato. Abbastanza da avere anche talento per correre ma alla fine quelli aguzzi, quelli che infilzano e vincono, sono altri: la tua è una storia troppo facile perché possa essere anche meritocraticamente trionfale sull’asfalto. Forse durarai, sarai quasi eterno, ma secondo».
Ecco, Lando Norris, lo scorso anno, da Monza in poi, ha sconfitto, triturato, metabolizzato e digerito una bestiaccia del genere. L’ospite indesiderato che albergava nelle sue viscere, la fotocopia venuta male abrasiva e lisergica che gli suggeriva cose tali da mandare fuori di testa chiunque.
E Lando ad Abu Dhabi non solo ha vinto il mondiale, ma si è liberato. Ha riso della scimmia sulla spalla che aveva e ogni tanto, maligna, lo sfotteva, ghignando.
Un altro Norris
Vincendo l’iride ha sublimato il rito di passaggio più importante della sua esistenza, dando un segnale a tutti noi, una lezione di vita dolorosa e bellissima. Perché il doppio molto stronzo che a volte ci fa casino dentro, lo abbiamo tutti, avoja.
Lando Norris adesso è un altro. Non ha più niente da perdere, perché ciò che di prezioso ha conquistato, nessuno glielo potrà mai togliere. Non solo: adesso tra lui e suo padre, il più vincente non è più papà, mentre mamma ha di che star serena for ever, perché sa di aver sposato uno tosto per dare alla luce un altro ancora più adamantino e talentuoso. Insomma, la faccenda si pone in termini diversi rispetto a prima e questo racconto non è solo un ghiribizzo semipsicanalitico, ma magari rappresenta un che di maledettamente rilevante anche per questo mondiale in corso.
Perché adesso Lando Norris non è più quello che partiva male o che faceva una cavolata entro le prime tre curve. E non è neanche il pilotino che quando c’era da condurre in porto il sorpasso clou della gara metteva il braccino, deglutiva e sudava freddo, rischiando di piazzare la cavolata, vedi Canada dell’anno scorso contro Piastri, su tutte. No, adesso Norris parte bene, perché il Lando Orange ha acquietato il Lando Nero, per sempre. Di più. Ora, se ce ne è bisogno, sorpassa come non ci fosse un domani, anche Hamilton e Antonelli in un giro solo, per dire, se occorre, perché Mister #1 non è più Baby #4.
Il ragazzo dubbioso e sofferto che fu, ora è un uomo libero - anche se non infallibile eh -, al volante di una macchina risorta mentre lui evolveva.
E mo’, in proiezione, potrebbero essere cavoli amari per tutti. Paradossalmente, Norris potrebbe impersonare il Verstappen dell’anno scorso, il rimontatore folle, il nuovo ago della bilancia iridata, il quale, come tutti gli aghi, indica ma anche punge. Fresco anche di 4 anni di conferma alla McLaren. In più, tra tutti i top driver in lizza, ora lui è quello che ha meno problemi dal compagno di squadra, perché il Piastri estate/autunno 2026 ha i problemi suoi da risolvere e non sembra in grado di crearne ad altri. Insomma, la chiudo come l’ho cominciata. Attenti a Lando Norris e alla McLaren. Forse non da Monza, perché la monoposto a passo più corto delle altre dà il meglio sul tormentato e non sull’autostradale, ma occhio lo stesso, da qui in poi.
In pista c’è un pilota più forte del Lando Norris risorgente del dopo Zandvoort 2025, si chiama come lui, ha la stessa faccia, ma nei suoi occhi lampeggia una luce diversa. Che un po’ fa paura.
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