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Ecco le più clamorose panzane della F.1

Pubblicato il 3 agosto 2026, 09:56 (Aggiornato il 4 ago 2026 alle 09:17)
Ma la realtà storica - non quella buttata là a uso e consumo del presunto popolaccio bue - dice che il trend è addirittura contrario. Perché nella Golden Age dell’automobilismo, con epicentro negli Anni ’30, i Gran Premi con Nuvolari, Varzi e Caracciola, quando Hitler sponsorizzava Auto Union e Mercedes, mediamente avevano più spettatori di quelli di oggi.
Al Nurburgring nel 1935 Nivola vince con l’Alfone davanti a 300mila in delirio, lì per la sola domenica, cioè in un solo giorno, senza uno straccio delle tribune moderne e con un tracciato di 22 km. A metà Anni ’30, sempre al Nurburgring - si correva anche la gara dell’Eifel - avere solo 200mila spettatori la domenica era considerato un mezzo flop. In Targa Florio, la domenica, fino al 1973 ballava oltre mezzo milione di tifosi d.o.c.
Perché contare il pubblico di un Gran Premio è un dato fuorviante
Oltretutto contare la gente che va, per farsi belli, non serve. E contarla per tre giorni è una furbatella da film di Verdone che si mette il cotone davanti pe’ esse più maschio. Su. Mistifica. Peggio: non ha senso, non sposta. Perché un Gp non è un film, la F.1 non è il cinema e contare presenze è cosa da box office che non ha niente a che vedere col vero motorsport.
Una corsa è bella e importante non per il numero di persone che vanno a vederla, ma per le pagine di sport che scrive. A nessuno è mai fregato quanti fossero gli spettatori di Monza 1970, Nurburgring 1976, Digione 1979, Donington 1993 o Suzuka 2000, quello è dato da bigliettai. Gli appassionati non guardano incassi, afflussi o che, ma emozioni e sentimenti suscitati.
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