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L'assurdità dei big della F2 che la F1 non promuove subito

Pubblicato il 24 giugno 2026, 10:38
Posso dirlo? A differenza di tutti coloro che plausibilmente si affrettano a dire che Leonardo Fornaroli ha fatto un figurone nelle prove libere del GP di Spagna al volante della McLaren, piazzando una coltellata in top five, vorrei andare oltre e guardare a un’altra realtà un tantino imbarazzante. Cioè questa. Se uno è forte, fortissimo, ha vinto il titolo in Formula 3 e poi ha subito fatto altrettanto anche in Formula 2, per quale motivo al mondo deve anche perdere una stagione restando di fatto fermo, con un ruolo da tester, in un’epoca in cui i test stessi sono praticamente vietati?
Oddio, anche il 21enne Fernando Alonso, a ben guardare, pur lanciatissimo dopo un anno in Minardi, il 2001, perse completamente un’annata, restando senza gare nel 2002 e svolgendo il ruolo di collaudatore Renault, che aveva rilevato la Benetton. Ma era una diversa della civiltà della Formula Uno, quella, ancora non impestata dal divieto dei test privati e dall’imperversare dei simulatori, così Nando si sparò, già che c’era, ben 1.642 giri di prova, l’equivalente di circa 25 Gran Premi portati a termine, avendo anche l’opportunità di una libera uscita in un test estivo con la Jaguar. Insomma, fu un anno agonisticamente a km zero, a contributi solo figurativi, direbbero quelli della pensione, però di fatto preparò lo spagnolo al favoloso ingresso da titolare Renault nell’anno dopo, perché il programma formativo che gli aveva riservato Briatore era una di quelle palestre che creano muscoli davvero.
La F1 che fa aspettare
Bene. Questa Formula Uno, invece, fa tutto il contrario. Infatti anche Oscar Piastri, un altro capace di fare strike e vincere senza problemi sia in Formula 3 che nella categoria cadetta, è stato costretto a una vergognosa annata di ferma, il 2022, con l’Alpine, durante la quale passa più tempo quale esaminato dalla Commissione per il Riconoscimento dei Contratti - visto che se lo contendono Alpine medesima e Renault -, che non al volante meritatissimo di una qualsiasi monoposto da Gran Premio.
Poi la controversia si risolve nel modo migliore per l’australiano, la cui carriera in bella copia, finalmente e giustamente, sboccia sul serio. D’altronde il suo stesso manager Mark Webber, poi race winner in F.1 e candidato a vincere il mondiale nel 2010, fu costretto a un’anticamera di tre stagioni da tester, prima della chiamata nella Minardi di Stoddart, ché se non ci fosse stata quella, ciao per sempre, pilota Mark...
Tutto questo per dire, tornando a Piastri e a Fornaroli, che la domanda è sempre quella: ma che senso ha trovarsi di fronte a una carriera luminosa, a risultati ripetuti da ragazzo supervincente, e forse da futuro genio delle corse, per poi vedere un pilota lanciatissimo costretto al nulla o quasi, tale e quale a un ingegnere informatico relegato a una infinita sessione dietro il bancone della McDonald’s o della KFC?
Pochi sedili e tanti talenti
E questo essenzialmente per un motivo. Cioè che i posti in Formula Uno sono assai pochi e occupatissimi, con contratti blindati.
Quando le macchine erano più di trenta, i posti precari e i contratti a cachet, in molti casi gara per gara, un giovane promettente il posto lo trovava, sempre e comunque. Adesso no. Tutto il contrario. Anche se uno vince di tutto e di più, spesso, purtroppo fin troppo spesso, gli tocca solo di stare in fila e sperare, vivendo, dopo i trionfi più belli, la stagione più sterile e pericolosa della sua fresca carriera, ossia quella sabbatica dalle corse vere e proprie, solo perché i tempi non sono politicamente maturi.
Di converso, accade sempre più frequentemente esattamente il contrario, in questo strano Circus. Cioè dei piloti che non hanno da tempo più nulla da dire o quasi, si ritrovano il posto fisso garantito, per dare corso a una serie di prestazioni sul cui significato ci si interroga piuttosto sbigottiti. La dico più chiara: che senso ha una F.1 che ripesca con tutti gli onori Valtteri Bottas e lascia momentaneamente a piedi, come abbiamo visto, a turno, Oscar Piastri e Leonardo Fornaroli? Che logica c’è nel far disputare una stagione del tutto inutile, se non per l’iban dell’interessato, ormai maturo e stracco, tenendo pericolosamente fermi giovani in netta traiettoria ascensionale, sol perché diversi team non vogliono rischiare tutto e subito, preferendo affidarsi a delle anziane e affidabili balie asciutte anziché ad eccitatissimi giovani talenti?
E poi, scusate, ma anche ’sto fatto che negli ultimi cinque anni quattro volte, fatto salvo il solo Gabriele Bortoleto, il vincitore della categoria cadetta resta a piedi, invece di salire meritocraticamente in Formula Uno, è una vergogna.
Il già citato Oscar Piastri, Felipe Drugovich, Théo Pourchaire e lo stesso Leo Fornaroli battendo tutti i rivali si sono guadagnati solo il diritto di guardare i Gran Premi su SkySportF1. E, sinceramente, un Circo iridato che funziona così, vuol dire che non funziona bene per niente.
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