Temi caldi
In F.1 è sempre più Italia-Gran Bretagna!

Pubblicato il 15 giugno 2026, 09:45
A parte apparizioni e partecipazioni straordinarie della Mercedes dell’era d’oro, anzi, d’argento, quella di Neubauer, Fangio, Moss, Lang, Kling e Herrmann, il mondiale di F.1 geneticamente nasce e si sviluppa sostanzialmente come continuo, virtuoso e spietato confronto tra Gran Bretagna e Italia, segnatamente tra i figli d’Albione, i nostri e la Ferrari.
Non a caso la mostra che con Carlo Cavicchi stiamo tenendo al Mauto di Torino, è proprio una celebrazione del dualismo che, oltre a rendere celebre ed epica la F.1, ne ha anche gettato le basi, creando una sua genetica binaria. In gran parte incentrata, appunto, sul dualismo tra Ferrari e Gran Bretagna.
Da Watkins Glen 1968 a Barcellona 2026
Così, da un certo punto di vista, vedere che in Catalunya dopo cinque vittorie da record di Kimi Antonelli, torna ad affermarsi il 41enne Lewis Hamilton, con un podio interamente britannico, completato da George Russell e dal campione del mondo in carica Lando Norris, è una cosa che regala emozioni e anche un pizzico di commozione.
Anche perché era dal lontano Gp Usa 1968 che non accadeva una cosa simile. In quella che fu la gara d’esordio in un Gp di F.1 di Mario Andretti, che partì poleman su Lotus, salvo poi ben presto ritirarsi con la frizione kappaò quando era in testa, a fare festa alla fine furono rispettivamente lo scozzese Jackie Stewart, vincitore su Matra-Ford, il secondo Graham Hill (Lotus-Ford), inglese, campione del mondo della stagione in corso, segnata dalla morte di Jim Clark in F.2 a Hockenheim, in aprile, con John Surtees su Honda, terzo e inglese pure lui.
La Mercedes più britannica del Mondiale
In altre e più sentite parole, vale anche la pena sottolineare che la Mercedes di oggi tedesca lo è fino a un certo punto, perché gestita e presieduta come team di F.1 da un austriaco, Toto Wolff, il quale vanta una buona compartecipazione azionaria del britannico Jim Ratcliffe, il patron del colosso chimico, Ineos, e la W17 in realtà nasce per motore e telaio tra Brixworth e Brackley, nel Regno Unito.
Non solo: vedere che in lotta là in cima al mondiale ci sono una Mercedes listata appunto alla Union Jack, condotta da un giovanissimo italiano e contrapposta a una Ferrari portata in gara e al successo da un 41enne britannico - l’unico ultraquarantenne in lotta per l’iride nell’era moderna della F.1 a effetto suolo - rappresenta una specie di melange di generi e epoche tale da rendere questa sfida al vertice - assolutamente imprevista fino a pochissimo tempo fa -, non solo decisamente appassionante, ma anche assai strappacuore.
Sfoglia le pagine per continuare a leggere (1/2).
1 di 2
Iscriviti alla newsletter
Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
Commenti
Loading

