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Piastri entusiasta della sua esperienza di spettatore al TT

Pubblicato il 1 giugno 2026, 10:27
Torniamo a Piastri, steso sul meterassino in giardino e pronto a gustare l’arrivo a missile delle prime Superbike, che lo lasciano assolutamente senza fiato. Poi, strano per lui che viene di solito definito uno monoespressivo e quasi di ghiaccio, cominciano una serie di sorrisi divertiti e ammirati che sono solo un programma... «Questi qua sono tutti matti! - ripete, ma si capisce chiaramente che l’aggettivo è usato in un’accezione elogiativa -.
Sto vedendo una cosa che mi lascia quasi senza parole, perché in realtà tutto quello che conoscevo e sapevo dalle immagini del TT non ha niente a che vedere con le sensazioni dell’esperienza diretta. Questa è tutta un’altra storia e mi trovo davvero a bocca aperta. Di sicuro posso dire soltanto una cosa: questa è la prima prima esperienza di spettatore al TT dell’Isola di Man, ma posso garantire che non sarà certo l’ultima...».
Un pomeriggio da semplice appassionato
E poi dispensa qualche autografo, un po’ di selfie e dopo un pomeriggio qualsiasi da tifoso di tutti i giorni Oscar saluta e se ne va, tornando al suo focus principale che a questo punto diventa la McLaren impegnata nel Gp di Monaco.
Ma il sasso nello stagno c’è finito, la pietra in piccionaia è stata lanciata.
In una F.1 sempre più salutista e perbenino, safety first, green, light e sugar free, dopo la grande prestazione agonistica e simbolica di Max Verstappen al Nurburgring, arriva l’apprezzamento sincero e dolce di Oscar Piastri per il TT, ovvero, rispettivamente, un duplice, diverso ma unanime applauso e consenso per il papà e la mamma di tutte le corse. Cioè i tracciati più impegnativi, antichi e cattivi dell’universo.
Per rispettare gli ultimi Cavalieri del Rischio consapevole. I superstiti sacerdoti di una civiltà in via d’estinzione. I simboli più belli, caldi e autentici delle radici del Motorsport. Gesti importanti, spontanei e bellissimi, di cui, in un mondo racing molto spesso di plastica, se ne sentiva e se ne sente il disperato bisogno. Grazie, Oscar e Max. E restate come siete.
(2/2).
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