Il senso del trionfo Ferrari nel WEC con due iridati italiani

La 499 unita a Giovinazzi, Pier Guidi e Calado meritano tutto l’entusiasmo dei tifosi
Il senso del trionfo Ferrari nel WEC con due iridati italiani

Mario DonniniMario Donnini

Pubblicato il 10 novembre 2025, 08:43 (Aggiornato il 11 nov 2025 alle 11:28)

Aspetti, aspetti una vita e poi succede tutto in poche ore, se non addirittura in contemporanea, in due angoli diversi del pianeta. In F.1 Antonelli sembra improvvisamente nell’anno della F.Regional, tanto sta bello comodo in cima di passo, mentre in Bahrain accade quello che sognavamo da una vita, anzi, due o tre, con la Ferrari 499P al top sia tra i Costruttori che tra i Piloti. Ed è proprio il secondo aspetto che merita in queste pagine attenzione e gloria

Il mondiale endurance mai vinto da Ferrari

Perché mai era capitato per definizione che la Casa del Cavallino vincesse in tutta per la sua storia l’iride conduttori nella categoria maggiore, per il semplice motivo che questo alloro neanche esisteva in tutti gli anni di militanza della Ferrari del Drake. Al tempo, e non erano mica scemi ma solo più logici di ora, la Formula Uno serviva per scopire il pilota più veloce del mondo, mentre il mondiale Endurance la Casa più consistente. Nient’altro. La Rossa, come noto, è sparita dalla serie premier iridata delle gare di durata da fine 1973 e il primo mondiale piloti fu istituito nel 1981, quindi la Ferrari e il mondiale in oggetto non s’erano neppure mai incontrati, prima del ritorno Ferrari e dell’avvento Hypercar.

Così, anche questo alloro, l’unico per genere mancante a oggi nell’antica e strapiena bacheca della Casa, adesso va ad adornare dei piloti Ferrari. E guarda caso due dei tre vincenti, ovvero Pier Guidi e Giovinazzi, sono italianissimi e questo ovviamente rende gli appassionati tricolori ancor più felici, rispetto al terzo dei top driver, il britannico Calado, pure lui meritevole quanto gli altri, ma nel caso dei primi due la faccenda si pone in termini assai diversi.

Tanto per andare ai precedenti, il primo titolo sanzionato FIA vinto da un pilota dal giorno della morte di Enzo Ferrari fu l’IMSA 1995 portato a casa dal pilota catalano Fermin Velez al volante della 333 Sp del Team Scandia di Andy Evans. Tanta roba, al tempo, ma rispetto a oggi, tutt’altra cosa. Alla voce mondiale endurance, il primo italiano a laurearsi iridato era stato Mauro Baldi nel 1990 con la Mercedes, ben presto imitato da Teo Fabi al volante della Jaguar al termine della stagione 1991. A colpire è anche il fatto che mai nella storia, fino a oggi, un pilota tricolore era riuscito a diventare iridato al volante di una macchina italiana. Quello che c’era andato più vicino di tutti era stato Riccardo Patrese nel lontano 1982 al volante della barchetta Lancia LC1 Gr.6 by Cesare Fiorio, quando, in un finale al cardiopalma, aveva lottato sino all’ultima frenata con la Porsche Gr.C 956 di Jacky Ickx, che s’era poi aggiudicato l’iride, il primo in carriera.

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