Pajari firma il tris in Paraguay: "Grazie Toyota. Avere un'auto affidabile è cruciale"

Chiara Rainis
Pubblicato il 31 agosto 2026, 10:45
Le incoronazioni prima del tempo non fanno mai bene e portano anche un po’ di sfortuna, ma le prestazioni che ci sta regalando negli ultimi tempi Sami Pajari ci fanno sbilanciare e dire che il pur giovanissimo Kalle Rovanperä ha trovato un degno erede. “Se vuoi vincere prendi un finlandese”, fu la raccomandazione che Mika Häkkinen, fresco di annuncio di ritiro, fece al suo boss dell’epoca Ron Dennis, costretto a cercare un nuovo pilota per la McLaren. Senza troppi dubbi possiamo affermare che questa massima ha ancora validità, perlomeno dei rally. Trionfatore in Estonia e in Finlandia, il 24enne si è ripetuto anche su un terreno decisamente diverso come quello del Paraguay. In stato di grazia il portacolori Toyota è stato bravo ad uscire indenne dalle criticità proposte dal percorso, specialmente per quanto riguarda le forature che hanno, inevitabilmente, influenzato la classifica finale dell’evento, e nella Power Stage di Encarnación ha potuto prendersela con calma potendo contare su una leadership abbastanza comoda.
Ancora secondo della generale, il finnico ha potuto festeggiare anche in prospettiva iridata visto che ora ha appena 20 punti da recuperare su Elfyn Evans, quarto in questa occasione per i noti problemi di pneumatici. Una “scarpa” bucata si è rivelata fatale anche per Hayden Paddon, in testa fino a quando nella PS6 è successo il fattaccio che ha fatto perdere un sacco di tempo al neozelandese della Hyundai. Per lui comunque la soddisfazione di aver resistito fino alla fine accumulando un distacco di 25,8”. Decisamente meno del collega di marca Adrien Fourmaux, ormai “mister regolarità”, ma in questo caso meno brillante di lui che al campionato partecipa a gettone e sulla carta neppure avrebbe dovuto esserci in Sudamerica.
Delusione Ogier, bravo Katsuta
Tra coperture forate ed errori grossolani sono stati praticamente trasparenti il campione in carica Sébastien Ogier, soltanto 19°, e il driver Hyundai Thierry Neuville, due posizioni più indietro, mentre una menzione d’onore la merita certamente Takamoto Katsuta. Già ko nella PS iniziale, ma in grado di proseguire nelle tappe successive, arrivato alla speciale 21 il giapponese si è giocato un jolly grande come una casa. Dopo aver perso il controllo della sua Yaris a seguito di un contatto con un muretto ed essersi capottato, come un proiettile ha divelto un palo della luce, uscendo dall’abitacolo stordito, ma straordinariamente illeso.
Pajari firma il tris, è lui il pilota più in forma del momento
Tornando al vincitore, intervistato a caldo, Sami ha riconosciuto l’importanza di poter godere di una vettura solida. “È incredibile. Sono molto orgoglioso di me e felice. Avere una macchina affidabile è la chiave per il successo. In ottica Mondiale continuerò a fare del mio meglio”, ha affermato ringraziando il team. E se vogliamo restare in tema fierezza, non lo è stato di meno Hayden il quale ha voluto rispondere con i fatti agli scettici dell’ultima ora malgrado fosse già terzo in Croazia quest’anno, ma su asfalto.
“Questo è un vero podio. Molti pensavano che la mia presenza fosse uno scherzo. È la dimostrazione che non bisogna arrendersi e credere nei propri sogni. Faccio ancora fatica a realizzare di essere tornato a certi livelli”, le sue parole commosse. Un po’ di amarezza traspare invece dal commento di Adrien, tra coloro che hanno dovuto far fronte al problema forature. “Venerdì sera ero a 1’50”, per cui chiudere a meno di 50” è incredibile. Peccato per gli pneumatici, ma ho dato battaglia e la mia i20 si è comportata in maniera fantastica”, l’analisi del transalpino.
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