Il WRC in cerca di rilancio, la FIA lancia una proposta "pazza" sui motori 

Il Mondiale Rally è ormai da tempo in crisi d'identità. Poco interessante per Case, media e tifosi, starebbe pensando a giocarsi la carta della flessibilità 
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Il WRC in cerca di rilancio, la FIA lancia una proposta "pazza" sui motori 
© Getty Images

Chiara RainisChiara Rainis

Pubblicato il 27 agosto 2026, 19:05

Il Mondiale 2026 è stato uno dei meno combattuti degli ultimi anni tanto che già il prossimo weekend in Paraguay, a quattro gare del termine della stagione, a Toyota basteranno appena sei punti per conquistare la coppa costruttori, e se vogliamo guardare in prospettiva al 2027, la narrazione sembra potenzialmente la stessa considerato che il costruttore nipponico è l’unico tra quelli attualmente presenti, al lavoro sulla nuova WRC27. Certo resterà da vedere cosa saranno in grado di fare le due new entry Project RallyOne ed RMC Motorsport, ma difficilmente saranno in grado di insidiare il colosso del Sol Levante e probabilmente Hyundai. Alla luce di una situazione plafonata e un interesse che scarseggia in termini di sponsor, tifosi e ritorno mediatico, FIA e promoter stanno cercando la strada per recuperare quanto via via smarrito. Il passaggio di consegne tra l’organizzatore in carica, la WRC Promoter GmbH e una figura esperta come quella di Eric Boullier potrebbe portare alla svolta, ma ad oggi è ancora troppo presto per dirlo.

Mentre dunque si viaggia ancora su ipotesi, se e ma, nelle ultime ore si è fatta largo l’ennesima proposta volta a riportare il campionato ai fasti di un tempo e che coinvolge i propulsori. Un po’ come fatto dalla F1 con il regolamento 2026 plasmato ad hoc per attrarre Case importanti come Audi e General Motors/Cadillac, così i rally avrebbero pensato di adattare la normativa relativa al powertrain alle esigenze dei produttori di auto.

Il WRC brama il ritorno alla gloria e si gioca la carta motori

Come confermato da Malcolm Wilson, vice-presidente della Federazione, se le prossime due annate saranno basate sulle unità motrici Rally2, dal 2029 la partita è aperta. Con l’obiettivo di attrarre nomi di peso, l’idea è quella di mettere sul tavolo un progetto dai costi limitati e capace di produrre un beneficio economico per chi investe. Due piccioni con una fava che hanno nel cross-country il modello da seguire. Da quanto si comprende, flessibilità è la parola d’ordine.  Ciò significa che vale un po’ tutto. Il Mondiale potrebbe quindi schierare vetture spinte da diesel, V6, V8 e turbo. Una grande ammucchiata resa possibile dall’applicazione di limitatori in grado di livellare le prestazioni.  “Il mondo sta cambiando”, la riflessione del britannico, pronto ad accogliere anche propulsori ibridi, elettrici, e perché no, pure ad idrogeno.

Oggi i piloti dispongono di 300 cv, per cui non ci sarebbero problemi a completare PS da 30/35 km, ha proseguito in merito all’ingresso degli EV dichiarandosi disponibile anche ad inserire punti di ricarica sui percorsi.  Ammettendo di viaggiare nella nebbia e di non sapere bene dove andare a parare, il patron di M-Sport ha evidenziato l’impossibilità di identificare con precisione quali siano le necessità da qui ad un decennio. Sebbene da un certo punto di vista allettante, l’ultima proposta federale è la chiara dimostrazione di come nel WRC oggi regni la confusione.    

 

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